Home > Interviste > The Pineapple Thief: Antico e moderno

The Pineapple Thief: Antico e moderno

I Pineppale Thief sono in giro da quasi vent’anni ormai. “Tightly Unwound” è il loro settimo disco in studio, un interessante ma poco personale mix di Porcupine Tree, Radiohead e… be’, per ulteriori informazioni consultate la recensione su Loudvision, no?
Se invece volete sapere cosa ci ha raccontato il leader Bruce Soord a proposito del disco, della band e della musica in generale, continuate pure a leggere…

Ciao ragazzi, innanzitutto complimenti per “Tightly Unwound”, un bel disco, soprattutto per quel che riguarda le canzoni più dirette e lineari. Cominciamo parlando di voi e della vostra carriera, ok? Ci dev’essere molto da dire, considerando che siete in giro dal 1991 con il nome Vulgar Unicorn e che avete già pubblicato sette dischi…
Be’, la mia carriera nel mondo della musica non mi sembra, in fin dei conti, molto diversa da quella di tutti i musicisti insieme ai quali sono cresciuto, a parte che io non ho mai abbandonato la chitarra e non mi sono mai trovato un lavoro. Ho iniziato a suonare a 14 anni, mi ricordo che al tempo pensavo di essere già troppo vecchio! Nel giro di qualche anno ho fondato una band con alcuni miei compagni di scuola, e in breve tempo siamo diventati i Vulgar Unicorn; abbiamo registrato il nostro primo demo nello studio di registrazione del posto, avevamo 16 anni al tempo e io ero esaltatissimo. Ricevemmo molti complimenti per il demo, che venne poi ri-registrato e divenne il nostro primo album per l’etichetta Cyclops. Purtroppo, i Vulgar Unicorn non esplosero a livello underground, non come avremmo voluto, e così i Pineapple Thief presero forma e soppiantarono la mia prima band. Ho dedicato gli ultimi dieci anni a costruire il nostro suono e la nostra base di fan.

Il titolo del vostro ultimo disco è”Tightly Unwound”, cioè “slegato strettamente”, o qualcosa di simile: sembra un paradosso. Cosa significa?
In effetti è una contraddizione. È difficile per un artista definire un intero album in un titolo, ma è necessario. L’idea che ho avuto è che il mondo nel quale io e te viviamo è fatto di cose strettamente legate tra loro: praticamente tutte queste cose, questi avvenimenti, accadono perché innescati dalle persone che abbiamo intorno. Amore, odio, felicità, la perdita di qualcosa per esempio. Quindi sia le cose positive sia quelle negative sono strettamente legate tra loro, e possono causare reazioni a catena. Ecco perché ho scelto di usare un titolo che fosse un ossimoro: perché credo che potesse spiegare bene questo fatto. O quantomeno che potesse dare da pensare…

Non ho avuto la possibilità di leggere i testi di “Tightly Unwound”, di che cosa parlano? A che cosa vi ispirate?
Questa è una domanda che mi fanno in tanti, e la mia risposta potrebbe suonare banale. Mi ispiro alla vita, a tutte le esperienze che ho. Purtroppo, le emozioni che tendono ad ispirarmi di più sono quelle tristi e oscure, ma faccio sempre del mio meglio per far sì che le mie canzoni siano anche catartiche.

Musicalmente parlando, “Tightly Unwound” suona come una visione moderna e incentrata sulle chitarre del vecchio progressive rock – ci sono influenze dei Marillion ad esempio, ma anche di tanta musica degli anni ’70. Tu cosa ne pensi? Le vostre basi sono effettivamente nel progressive rock?
No, ma mentirei se ti dicessi che non ne sono comunque influenzato. Sono cresciuto ascoltando Pink Floyd, Led Zeppelin, Supertramp, Camel, Cat Stevens, America… ma anche tanta musica moderna, come Beck, i Queens Of The Stone Age, i Radiohead. Mi piace mischiare quello che amo degli anni ’70 (lo spirito e il sound) con tutto ciò che di bello è successo alla musica negli ultimi anni. Be’, in effetti questo si potrebbe tradurre con la tua espressione “una visione moderna e incentrata sulle chitarre del vecchio progressive rock”!

Ho anche notato una grande attenzione alle melodie e ai ritornelli pop, sei d’accordo? Se vuoi la mia opinione (non richiesta!), penso che oggi come oggi ci siano troppe band, soprattutto quelle che suonano “progressive”, che hanno perso il piacere di scrivere belle melodie, preferendo focalizzarsi su un songwriting eccessivamente complesso e perdendosi in sperimentazioni inutili. Cosa ne pensi?
Sono PERFETTAMENTE d’accordo con quel che dici, è il motivo per cui il prog rock viene criticato così spesso. Per me, una bella melodia è in grado di suscitare emozioni in un modo indescrivibile. Non sto dicendo che un album debba essere totalmente basato su ritornelli radiofonici, ma d’altronde un album che sia una sbrodolata di un’ora è perfettamente inutile. Bisogna sempre trovare un modo per far incontrare melodia e profondità. È quel che provo a fare.
[PAGEBREAK] La vostra musica non ha solo basi prog, ma è influenzata anche (e dev’essere la millesima volta che te lo fanno notare!) da band moderne come Radiohead, Porcupine Tree, ultimi Anathema. So che è una domanda banale, ma cosa ne pensi? Sei d’accordo con chi fa quei nomi, o preferiresti non sentirli più nemmeno nominare?
Fai bene a farmi questa domanda. Se devo essere onesto, sono d’accordo con te ma sono anche stufo di questi paragoni. Penso che sia un modo dispersivo di descriverci. Mi ricordo un’intervista a Ryan Adams, nella quale si lamentava del fatto che la gente ai concerti continuasse a chiedergli “suona “Summer Of ’69″!”, tanto che era obbligato a farli cacciare. Sai cosa disse Brian Adams al proposito? “Be’, cosa c***o si aspetta, presentandosi con un nome del genere?”. Ovviamente il nostro problema non è così estremo, ma in fondo mi dispiace aver scelto un nome che sia facile da confondere con Porcupine Tree. Non scriviamo la stessa musica, ma in fondo facciamo entrambi progressive moderno, quindi la gente tende ad associarci. Non che io mi possa lamentare, voglio dire, scrivo la musica che mi piace e la posso pubblicare su un’etichetta discreta e per una discreta base di fan. Certo, non mi dispiacerebbe fare il botto e iniziare a vendere tanto…

Come sound, non avete sicuramente radici nel metal, eppure in “Tightly Unwound” ci sono parecchie chitarre “grosse” e riff cattivi. È perché sei un appassionato di metal oppure è qualcosa che suona bene nei vostri dischi ma che non ascolti di solito?
Quando sono dell’umore giusto mi piace ascoltare musica pesante. Sto scoprendo tanta musica della Peaceville, come Katatonia e Novembre, e anche qualche gruppo più mainstream tipo Tool e Opeth. Credo sia stato il suonare dal vivo a incoraggiarmi a fare più casino con la chitarra! Non credo che scriverò mai un album metal, ma sicuramente in futuro le influenze heavy si faranno sentire più spesso nella mia musica.

Cerca di non essere modesto e dimmi: in che modo credi che i Pineapple Thief si distinguano nella scena musicale odierna? Se dovessi consigliare a qualcuno di ascoltare i vostri dischi, cosa gli diresti?
È difficile. Una delle ragioni per cui non ascolto tutta la musica che vorrei è perché suono in gruppo, e quindi voglio essere il più possibile sincero quando scrivo. Certo è normale venire influenzati da qualcosa, ma penso che il nostro suono si sia ritagliato il suo piccolo spazio nella scena. Non credo che direi mai a qualcuno “ascolta la mia musica perché…”. Al limite gli direi “provaci”. Non so cosa ci distingua dal resto della scena, ma i nostri fan amano la musica dei Pineapple Thief e questo mi basta.

OK, ora una domanda difficile: perché scrivi musica? È qualcosa di privato, un modo per farti sentire meglio, o pensi di avere qualcosa da dire alla gente? Essere un musicista è un atto egoista o altruista?
Questa è un’ottima domanda, e ti dirò che me lo chiedo spesso anch’io. Nei miei testi canto a proposito di cose che fatico a condividere con le persone che ho vicino, eppure sento che devo cantarle per il maggior numero di estranei possibile. Come mai? Per chi scrivo queste cose? Diamine, non ne ho idea. Sono sempre felice quando qualcuno mi dice che le mie canzoni lo hanno arricchito, ma mi carica anche di una certa responsabilità. Se ci pensassi troppo potrei impazzire. Ma quello che provo quando nasce una canzone è meraviglioso. Quindi in questo senso penso che il motivo sia far sentire meglio me stesso. Ma se fa stare bene anche gli altri, be’, tanto meglio!
[PAGEBREAK] Ho letto sul vostro sito un’intervista che risale al 2003, nella quale tu dici di amare Internet, gli MP3, le webzine… la pensi ancora così? So che è una domanda fin troppo classica, ma è sempre interessante sapere cosa un musicista pensi di un argomento così controverso.
Quando ho fondato i Pineapple Thief nel 1999, il sito era ancora molto grezzo. La Cyclops faticava a farci ottenere recensioni, e abbiamo guadagnato molti fan grazie a siti come il vecchio MP3.com. Le webzine minori, che erano in contatto con band minori come la mia, erano quelle che facevano la differenza. Magari la pubblicità non si traduceva in vendite, ma mi dava comunque la forza di andare avanti. Oggi i tempi sono cambiati. Le band regalano la propria musica coi giornali, permettono il download gratuito… è una bella cosa se puoi permettertelo. Band come i Pineapple Thief devono appoggiarsi su etichette come la Kscope per sopravvivere. Certo, se ti chiami Radiohead puoi anche regalare la tua musica e fare i soldi andando in tour. Ma se ti chiami Pineapple Thief hai bisogno di un’etichetta alle spalle che ti aiuti a diffondere la tua musica in ogni modo possibile. Se la musica fosse completamente libera, la Kscope non esisterebbe… e non esisteremmo neanche noi.

La parola “prog” fa sempre pensare agli anni ’70, al vinile, all’ “epoca d’oro” della musica… tu cosa ne pensi? Sei un nostalgico, o sei felice di vivere nel 2008?
Non sono assolutamente nostalgico. La scena musicale moderna, soprattutto in Europa, è meravigliosa, e non c’è bisogno di essere nostalgici. Certo, lo spirito degli anni ’70, quel suono, quelle band potrebbero donare molto alla musica di oggi. Gli anni ’70 per me sono un antidoto a tutte quelle cose orribili che provengono dagli anni ’80.

Cos’altro fate, tu e gli altri ragazzi, oltre alla musica? Guardate film, leggete libri…
Be’, Jon, il nostro bassista, ha decisamente il lavoro più fico: è un ingegnere spaziale, sta lavorando al progetto di un telescopio spaziale o qualcosa di simile. Steve, il tastierista, ha uno studio di mastering, quindi resta sempre nell’ambito musicale. Keith lavora con ragazzi problematici. Nessuno di noi, comunque, guadagna abbastanza con la musica da poter mollare il lavoro. Personalmente, quando voglio staccare guardo film e faccio molto sport. Quando sono in periodo creativo, invece, non riesco mai a togliermi la musica dalla testa. Un giorno o l’altro impazzirò…

Quindi in fin dei conti non riuscite a sopravvivere solo di musica.
Decisamente no, anche se in effetti qualcosina stiamo iniziando a guadagnare. Se le cose proseguiranno in questo modo, però, potremmo anche riuscire a mollare il lavoro e dedicarci solo alla musica. Se vuoi la mia opinione, c’è speranza per TUTTI in questo senso. Scrivere musica non è mai stato così facile, e grazie a Internet è altrettanto facile diffondere le proprie creazioni. Certo, se quello che scrivi è spazzatura non arriverai mai da nessuna parte. Ma io penso davvero che se stai facendo qualcosa di buono i fan arriveranno, prima o poi. Non era certo lo stesso vent’anni fa.

Cosa puoi dirci invece a proposito dei concerti?
Abbiamo iniziato a suonare dal vivo seriamente nell’ultimo anno. Ci piace suonare, ma ci è voluto un po’ di tempo per affinare il suono. Non è stato facile, perché usiamo un computer portatile per le basi, e i primi tempi si bloccava sempre ed emetteva suoni a caso! Ora abbiamo sistemato la cosa (anche perché abbiamo un portatile di riserva!), e stiamo iniziando a suonare in giro. È bello vedere la gente sotto il palco che canta le tue canzoni. Suonare dal vivo non significa altro che provare e provare e provare finché non riesci a suonare anche ad occhi chiusi. E più concerti fai migliore diventi. Oggi dal vivo suoniamo cento volte meglio di tre anni fa!

OK, allora speriamo di vedervi presto in Italia per mettervi alla prova…

Scroll To Top