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Radiothema Tree

Recensione breve di “Tightly Unwound”: se vi piacciono Radiohead, Anathema e Porcupine Tree provate a darci un’ascoltata, si sa mai che vi catturi.

Recensione un po’ più lunga di “Tightly Unwound”: giunti al settimo disco in studio, i Pineapple Thief proseguono lungo la strada battuta nei lavori precedenti. Erano stati definiti “una versione prog dei Radiohead” e continuano ad assomigliare parecchio all’etichetta appiccicata loro.

Recensione ancora un po’ più lunga di “Tightly Unwound”: la band di Bruce Soord, come al solito, rubacchia melodie e approccio vocale da casa Thom Yorke, innestando il tutto su strutture dilatate e legate a certo progressive rock in stile Marillion. Ma siccome i ragazzi sono navigati, e sanno in che direzione girano le orecchie dei fan, su “Tightly Unwound” spuntano riferimenti anche agli ultimi Anathema e – immancabili – ai Porcupine Tree. Magari quelli più ariosi e pop dell’era “Lightbulb Sun”, con qualche virata in direzione “In Absentia”.

Altre cose da dire su “Tightly Unwound”: dove manca la personalità, i Pineapple Thief provano a supplire con l’emozionalità. Un po’ come fanno i Riverside, per capirci, ma con molto meno talento: spesso l’eccesso di pathos nel cantato fa precipitare ottime idee nella palude della melensaggine gratuita. Il che è un peccato, perché per il resto “Tightly Unwound” si lascia più che ascoltare: cori e armonie vocali sono a tratti addirittura splendide, i pezzi sono dinamici e quasi mai noiosi, i suoni sono caldi e avvolgenti.

Conclusione su “Tightly Unwound”: la forma è salva (guardate la splendida copertina), la sostanza non del tutto. Dopo sette dischi un po’ di personalità non guasterebbe, e invece ci si ritrova troppo spesso a fare il gioco di “scova la citazione”. Prendetelo in considerazione solo se siete pericolosamente dipendenti da certi suoni.

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