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The Poodles: La potenza è nulla senza un palco

Loudvision ha il piacere di scambiare qualche punto di vista sul nuovo album direttamente con il cantante della band svedese dal nome a dir poco particolare. Approfondiremo il suo punto di vista sul recentissimo “Performocracy” e scopriremo che la parlantina di Jakob Samuel è un dono di famiglia!

Se dovessi presentare “Performocracy” a qualcuno che non l’ha ancora comprato o che ha ascoltato solo il singolo, come lo presenteresti?
Ci piace fare come sulle montagne russe: in “Performocracy” abbiamo messo curve e avvitamenti che manterranno l’interesse per tutta la durata dell’album. Il primo singolo “Cuts Like A Knife” è rappresentativo perché contiene tutti i marchi di fabbrica di una tipica canzone dei Poodles: melodie forti, testo valido, un suono pesante e un po’di musical drama. Per noi è una gran canzone con un video super (sul video potete giudicare voi stessi, noi ci limitiamo a prendere atto dei suoi gusti, ndr.)

Abbiamo ascoltato “Performocracy” dopo i vostri due dischi dal vivo e ci è sembrato subito più orientato all’hard rock: suono più duro da un lato, ma lasciate da parte gli accenni metal del passato. È così?
Abbiamo voluto esplorare il lato epico della nostra musica, i filoni più cupi e hard senza sacrificare l’orientamento melodico e lirico che abbiamo avviato piuttosto bene sinora. Se ascoltate “As Time Is Passing By” credo che si possa ritrovare sia il nostro tocco più soft che il lato metal. Henrik, che è diventato un membro della band a pieno titolo, ha sicuramente lasciato la sua impronta con alcune eccellenti parti musicali e di composizione.

In più momenti abbiamo avuto l’impressione di sentire gli Europe, solo con meno tastiere! C’è qualcosa di loro nelle vostre ispirazioni? Quali sono state le altre band o artisti che hanno ispirato il sound di “Performocracy”?
È una cosa delicata parlare di influenze. Siamo cresciuti tutti ascoltando band come gli Europe -così come altri cinque milioni di fan- e abbiamo gusti comuni in fatto di band.
Gruppi hard rock ed heavy metal rimangono una delle fonti di ispirazione, ma c’è molto altro: ormai siamo nel mondo della musica da anni e prendiamo ispirazione e subiamo influenze da ogni forma di arte, musica e letteratura. Infine quando scriviamo affrontiamo anche le nostre storie personali e qualcosa di quello che c’è su “Performocracy” viene anche da quelle. Sono sicuro che si sentano!

Per quanto riguarda i testi, quali le vostre muse?
Non c’è un filone che possa descrivere i testi come un tutt’uno. Io sono il figlio del figlio di un predicatore e ho un messaggio da consegnare a chiunque sia all’ascolto: sei il capitano del tuo fato e tutto è possibile se solo osi crederci! Nelson Mandela diceva che non è il buio dentro di noi a spaventarci di più, ma a farci più paura sono l’inappagabile luce e l’enorme potere che abbiamo dentro di noi. Vi invito a pensarci su: siate una forza positiva nel mondo e nella vostra stessa vita! Siete voi a scegliere!

Dovresti fare il motivatore! Ti chiederei altro in merito, ma è meglio tornare ad approfondire “Performocracy”: come ha preso forma l’album?

Arriviamo sempre tutti con un sacco di materiale che scriviamo con persone esterne ed interne alla band. Prima di iniziare a registrare dobbiamo fare scelte molto difficili su quali canzoni registrare e quali lasciare da parte. Poi Mats Valentin, il nostro produttore, è il nostro faro in studio. Emana una luce che indica dove dovremmo muoverci e come presentare le canzoni in modo ottimale. Tornando alla domanda, direi che tutto il processo dall’inizio alla fine è una collaborazione fra tutti, portata avanti però in modi diversi a seconda della fase in cui siamo.
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A cosa pensavate quando avete dato il titolo al disco?

Ad Henrik piace giocare con le parole, è stato lui a proporre il titolo. Combinando “prestazione” con “democrazia” come a significare “la potenza della prestazione” o “la regola della prestazione”. Noi viviamo per suonare dal vivo e le performance sul palco sono il nostro marchio. Se non ci hai visti live, non conosci davvero la band.

La vostra storia si è spesso intrecciata con quella degli Hammerfall: avete fatto da supporto nel loro tour, il vostro chitarrista Pontus Norgren è passato a suonare con loro… Com’è il rapporto fra di voi?
Non potrebbero essere migliori! Siamo ottimi amici e abbiamo anche discusso di fare un altro tour insieme il prossimo autunno, anche se poi il piano è naufragato per motivi esterni al nostro controllo. Pontus abita vicino e ci troviamo spesso. Il resto degli Hammerfall vive sulla costa ovest della Svezia quindi ci si vede meno, ma ogni volta che siamo a Goteborg ci troviamo per andare a bere!

Lasciando per un momento da parte la band per una domanda più personale: se potessi scegliere un cantante per fare un duetto, chi sarebbe?
Mi sarebbe piaciuto duettare con Frank Sinatra o Sammy Davis Jr. Ma dato che non potrà succedere, potrei optare per Bono o Robert Plant…

Come sempre vogliamo sapere i prossimi appuntamenti live per la band! Tour estivi? Prevedete di passare in Italia con un vostro tour?
Faremo festival principalmente in Svezia, a parte il Rock Of Ages in luglio. Stiamo discutendo di un paio di altri festival europei, ma non abbiamo ancora informazioni definitive.
In autunno gireremo per l’Europa, Italia inclusa. Stiamo pianificandolo proprio in questi giorni, quindi controllate il sito www.poodles.se per essere i primi a sapere le nuove date appena fissate!

Ciao e grazie mille!

È stato un piacere. Ci vediamo on the road ragazzi!

Che aggiungere? Possiamo seguire il consiglio di Jakob e riflettere sulla vita, l’universo e tutto quanto. Oppure metterci ad ascoltare senza pretese filosofico esistenziali il lungo “Performocracy” (recensione) per un’ora di piacevole e sano hard rock!

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