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The Queen Of Dorks

Fa freddo, fuori dal dannato forum. E nel congelamento universale, tra le fila di fan (tipo le bambine esaltate) e non (tipo i padri che accompagnano le figlie esaltate), migliaia di parrucche viola, azzurre, rosa, platino. Platino? Ma non è il concerto di Lady Gaga! Vabbè, dettagli.
Metro dopo metro, la folla avanza verso i cancelli che si aprono alle 19 in punto: è il delirio.

Presi i posti, tra quarantenni che consumano chupa-chups in modo ammiccante – ci provano, con scarso successo – e giapponesine dagli occhi sbarluccicanti, ecco comparire sul roseo palco i New Young Pony Club, guidati dalla tornita Tahita Bulmer. Mezz’ora di riscaldamento pubblico prima con loro, un’altra mezz’ora poi con DJ Skeet Skeet, giunto direttamente da Miami per far ballare e cantare a seimila persone il tormento di Duck Sauce “Barbra Straisand”. Però noi si vuole Chèti, incessantemente.

Tecnici che sistemano lo stage, sipario barocco calato, luci che si spengono. Ok, sta arrivando.

Il tutto ha inizio con un video che diventa il filo conduttore di un’esperienza quasi extrasensoriale, dove, un po’ Alice nel paese delle meraviglie, un po’ Dorothy de “Il Mago Di Oz”, una Katy Perry dai colori saturati al massimo compie un percorso di crescita, passando dall’orrido locale di un macellaio assatanato al dolce mondo di un avvenente pasticcere. La storia si schiude man mano che gli episodi prendono vita sul palcoscenico grazie a ballerini professionisti capaci di coreografie disumane. E oltre al ballo, ovviamente, si tratta anche delle canzoni animate dalla voce della pop-star californiana: una voce incredibilmente impostata, pulita e potente, che dimostra quanto Katy Perry sia cresciuta come artista rispetto agli esordi vocalmente vacillanti.
La band apre la performance con “Teenage Dream”, impeccabile sia dal punto di vista strumentale che da quello interpretativo. Non a caso il feedback firmato dal pubblico consiste, fin da subito, d’applausi scroscianti, entusiasmo alle stelle e cori di supporto alla cantante accompagnata da due vocalist lodevoli.

“E.T.”, “Ur So Gay”, “Circle The Drain” e “I Kissed A Girl” (quest’ultima in versione inizialmente pinup) fomentano la gioia dell’audience, la quale, non appena Katy si mette a parlarle dicendo di non preoccuparsi del suo essere fuori luogo – si definisce “regina dei cretini” e “nerd nonostante trucco e parrucco “-, non capisce un’emerita mazza e continua ad applaudire.
Perenni cambi di costume costruiscono il nucleo di “Hot’N’Cold”, un brano scatenato prima che l’atmosfera subisca una sorta di requiem con “Pearl”, cantata dalla Perry coperta da una tunica avorio scintillante e seduta su due ballerine sospese nel vuoto a mo’ di altalena.
Segue un primo intermezzo acustico per la romantica “Thinking Of You”; un contrabbasso suonato con l’arco ed una coppia di chitarristi danno vita ad una cover di “The Only Girl In The World” di Rihanna, traccia che Katy vorrebbe fosse suonata per la nascita della figlia o al proprio funerale.

Ciò che importa è che due ore di concerto sono filate come niente, nello stupore e nella gaiezza – in tutti i sensi – e, dopo una finta uscita dell’ambaradan, riecco tutti di nuovo sul palco per omaggiare Witney Houston con “I Wanna Dance With Somebody”, nonché per congedare definitivamente Milano nella maniera più consona: “California Gurls” termina la seconda tappa del tour di un’artista che alla fine è riuscita a guadagnarsi tale titolo per bravura, mica solo per le tette.
Ops, ho detto tette?

Teenage Dream
Waking Up In Vegas
Ur So Gay
Peacock
I Kissed A Girl
Last Friday Night (T.G.I.F.)
Circle The Drain
E.T.
Who Am I Living For?
Pearl
Not Like The Movies
The One That Got Away (acustica)
Only Girl In The World (Rihanna cover)
Whip My Hair (Willow cover)
Thinking Of You (acustica)
Firework
Hot’ N’ Cold
California Gurls

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I Wanna Dance With Somebody (Whitney Houston cover)

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