Home > Recensioni > The Raconteurs: Broken Boy Soldiers
  • The Raconteurs: Broken Boy Soldiers

    The Raconteurs

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Side Stripes

I Raconteurs sono il divertissement di Jack White. Potranno pure pubblicare capolavori che la ciccia di Meg White ormai si può sognare, ma resteranno tali almeno per un lustro, nella migliore delle ipotesi. Chiarito questo c’è da dire che, come divertissement, i Raconteurs sono proprio forti. Non si spostano molto dal solco tracciato dai White Stripes, alla fine si tratta sempre di garage rock, blues, polvere e sangue, Beatles e Led Zeppelin. Si tratta di barcamenarsi tra i sixties e i seventies, in modo analogo, seppur non identico, a quanto il brand principale ci ha abituati a fare.

Di suoni come quelli che ci sono su “Broken Boy Soldiers” ne avrete sentiti fin troppi e la memoria vi porterà alla mente così tanti ricordi e somiglianze da farvi sentire a casa. È proprio questo, in effetti, il principale pregio dei Raconteurs: sanno maneggiare così bene la materia sestantiana da non sfigurare in un impolverato quadro d’epoca che li affianca ai dinosauri del tempo che fu. Tutti e quattro i Raconteurs, però, inclusa la linea ritmica dei Greenhornes, che Jack White e Brendan Benson hanno convocato a rendere decisamente groovy e corposi i dieci pezzi di questo debutto.

Onore al merito dell’entourage, dunque, che risulta fondamentale nel rendere così irresistibile il singolo d’apertura “Steady As She Goes”, così sanguigne le urla di “Broken Boy Soldier”, così blues la conclusiva vena di “Blue Veins”. Ossia, in definitiva, così variegato e completo lo spettro musicale coperto dai Raconteurs attorno al tema principale. Tanto da portarli a dignità e rilevanza tali da poter offuscare quelle Strisce Bianche che non stupiscono più.

Scroll To Top