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The Rolling Stones: il racconto del 14 On Fire a Roma

I Rolling Stones e il 14 On Fire al Circo Massimo: un Evento (si, con la E maiuscola) che ogni appassionato di rock aspetta probabilmente per una vita intera, ed io posso ritenermi più che fortunato di aver aspettato “soltanto” ventotto anni. Uno di quei momenti da tramandare ai nipoti, da portare con sé nella tomba, come facevano i faraoni con i loro oggetti più cari e preziosi, prima di intraprendere l’ultimo e definitivo viaggio. La giornata di ieri, 22 giugno 2014, è stata una giornata campale, una vera guerra contro le proprie forze fisiche, che ha messo a dura prova la vecchia pellaccia di chi vi scrive, ma, come potete vedere, sono ancora qui, e cercherò di raccontarvela.

Faccio il mio ingresso al Circo Massimo alle 14:00 spaccate, e la gente accampata per arrogarsi una posizione favorevole è già moltissima (ho parlato con persone che erano in fila dalle nove del mattino..). Tento anch’io di farmi strada fin dove posso verso l’enorme palcoscenico, scavalcando una marea di gente distesa e bivaccante, finchè non riesco a trovarmi un ritaglietto di spazio libero dove potermi accovacciare senza il rischio di schiacciare qualcuno (se c’è una cosa che non mi manca è la stazza…). E’ il solstizio d’estate, e diamine se si sente! In cielo non c’è una nuvola e il sole batte a picco sulle nostre povere teste bollite. Dopo un’ ora le scorte d’acqua sono finite più o meno per tutti, ed il groviglio di zaini, gambe e corpi sudati è talmente fitto che neanche i classici venditori con acqua e birre riescono a raggiungerci, lasciandoci tutti a gola secca. Andare ad urinare poi, diventa una vera e propria utopia, a meno di non perdere la posizione tanto faticosamente guadagnata. Verso le 16:00, dai potenti amplificatori del palco, parte un disco di Big Joe Williams, mentre la gente comincia ad essere in preda ad allucinazioni: a me è parso di vedere aggirarsi sul palco Maradona, Gesù ed Elvis, che poi si sono uniti in un’unica figura dai capelli lunghi, che palleggiava un’arancia con movimento pelvico…

Alle 17:30, improvvisamente, qualcosa si muove. Compare sul palco una figura che, vista da lontano, sembra avere lo stesso fisico e la stessa capigliatura di Mick Jagger (si scoprirà poi essere un semplice membro dello staff). Improvvisamente sento la terra tremare sotto e tutt’intorno a me: stiamo per essere travolti da un’orda di gente indiavolata. Con uno scatto felino, degno del Pietro Mennea dei bei tempi (visto da fuori, dev’essere stato un movimento goffissimo, ma in quel momento mi sono sentito cosi) parto alla conquista di metri preziosi e, dribblando una trentina di persone in corsa, riesco ad arrivare a cinque o sei metri dalla transenna, ed è da qui che assisterò all’ evento.

L’atmosfera ormai è più allegra, la tensione comincia a salire, ormai siamo in posizione. Si cominciano a fare pronostici sulla scaletta e ci si comincia pian piano a rendere conto di quello che succederà a pochi metri da noi da li a poche ore. In questa atmosfera, verso le 20:00, fa il suo ingresso sul palco John Mayer con la sua band

La sua musica può essere tranquillamente ascritta a quel miscuglio di country, folk, blues e rock da stadio suonato ad alto volume che va sotto il nome di “americana”: a metà strada tra Ryan Adams e la Dave Mattews Band. Seppure le parti cantate, a mio parere, sapevano un po’ di banale, quando Mayer lasciava parlare la sua chitarra e la sua band lo seguiva lanciandosi in jam dilatate e dal sapore vagamente psichedelico, il livello si alzava drasticamente, lasciandoci nella memoria alcuni momenti di grande intensità.

Il set dura circa un’ora, e la band abbandona il palco tra applausi scroscianti, seguiti da uno strano ed eccitato silenzio: la quiete prima della tempesta. Un’ora dopo circa (forse l’ora più lunga della mia vita), alle 22:51, si spengono le luci, il palco esplode in un orgia di luci e colori, ed entra in scena la più grande rock n’roll band di tutti i tempi: Ladies and gentleman…. THE ROLLING STONES!!!

L’ inizio è fulminante, travolgente: Keith Richards salta sul palco e spara a tutto volume il devastante riff di “Jumpin’ Jack Flash, ed è subito un delirio di corpi danzanti e mani protese verso il cielo. L’impianto acustico è di prim’ordine e le svisate della telecaster di Keith colpiscono il cervello come un maglio lasciandoci, concedetemi il gioco di parole, letteralmente stoned. Nel frattempo Mick Jagger sculetta e si dimena come un folletto libidinoso e Ronnie Wood assomiglia sempre di più ad una delle faine di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”(fateci caso…).

Si prosegue con un balzo all’indietro nel passato, con quella “Let’s Spend The Night Together” che subito mi ha fatto pensare al buon vecchio Duca Philip Seymour Hoffman (chi ha adorato come me “I love Radio Rock”può capire perché) che sicuramente, da qualche parte lassù, se la rideva beatamente.

Si continua a rotta di collo con il vero e proprio manifesto della band e di tutti noi : “It’s Only Rock n’Roll (But I Like It), e c’è poco da aggiungere. Una versione tiratissima e priva di inutili orpelli, con un suono delle chitarre davvero lancinante.

Dopodiché la band prende un attimo per rifiatare (e anche noi) ed il buon Mick si sincera del nostro stato fisico e mentale, risposta unanimemente positiva, ovviamente. Segue l’unico momento sottotono dello show con una “Streets of Love”del tutto prescindibile. Alla fine del pezzo, Jagger ricorda agli italiani quanto gli Stones portino fortuna al team degli azzurri quando suonano in Italia durante il periodo mondiale, ed azzarda un pronostico per la partita di domani. Improvvisamente 70.000 mani protese verso il cielo scompaiono per toccarsi in posti che un signore quale io mi ritengo non dovrebbe neanche nominare.

È il momento ora del grande Mick Taylor che fa il suo ingresso sulle note di “Doom and Gloom. Segue poi “Respectable, brano scelto da un sondaggio su internet e che dà a John Mayer l’occasione di rientrare sul palco e di ingaggiare un infuocato duello a suon di assoli con Taylor, Wood e Richards, e si prosegue con “Out of Control, dalle cadenze notturne e lascive, con l’armonica di Jagger in primo piano.

Ora è il momento di ritornare ai classici, e quando lo scampanellio che precede l’insinuante riff di “Honky Tonk Women”riempie l’aria, la festa ricomincia per davvero e Mick, percorrendo col suo passo felpato tutta la passerella, viene a celebrarla insieme a noi, incitandoci a battere le mani e a darci dentro.

Quello che segue è forse il momento più poetico di tutto lo show: la band si ferma, Jagger presenta tutti i membri (in italiano!), e abbandona il palco lasciando da soli Richards e Wood. Il grande Keith, con un sorriso commosso e commovente, tira una grande boccata dalla sua sigaretta,imbraccia l’acustica e, accompagnato dallo slide di Ronnie, ci accompagna tutti nel delta del Mississipi intonando “You Got The Silver, e sul Circo Massimo cala un silenzio irreale.

È il momento del blues, e con “Midnigt Rambler” gli Stones dimostrano una volta di più che è una materia che masticano come il pane. Dieci minuti di fragoroso rhythm n’ blues dove Mick Taylor suda fino all’ultima goccia di liquido in corpo e Jagger gli fa da contrappunto con la sua fidata armonica, ingaggiando poi un esaltante call and response con il pubblico in delirio.

Si continua con la disco estremamente sensuale di “Miss You”, il che ci porta all’intensità di “Gimme Shelter”,in cui Jagger, sull’epico finale, si lancia in un duetto con la portentosa corista Lisa Fischer (nera, abbondante, felina, semplicemente meravigliosa). “Start Me Up” è un delirio, in “Symphaty For The Devil” Mick Jagger, con tanto di pellicciotto rosso, è il diavolo in persona. Conclude la scaletta una rovente “Brown Sugar”.

La band esce, ma dopo qualche minuto, sulla destra del palco, compare un gruppo di ragazze con quello che ha tutta l’aria di essere un direttore d’orchestra : è un coro, ed allora tutti noi sappiamo che è il momento di “You Can’t Always Get What You Want”, e non chiedetemi cosa sia successo sul palco, l’ho ascoltata ad occhi chiusi.

Siamo giunti al gran finale, quello che tutti aspettavano, e quando esplodono le note di “Satisfaction” esplodiamo anche noi, giusto per spremere l’ultimo grammo di energia che c’era rimasto in corpo, ed il tutto finisce cosi come dovrebbe essere, in un tripudio di fuochi artificiali.

Dopodichè, tutta quell’enorme massa umana comincia a defluire verso l’esterno, ed io con loro, frastornato ed eccitato, finchè non mi ritrovo in cima, mi giro, e vedo dall’alto quest’enorme “fossa” che ora ha davvero l’aspetto di un campo di battaglia, e mi ritrovo a pensare con un filo di malinconia, che da questa vetta, oramai, si può soltanto scendere.
Scaletta:

Jumpin’ Jack Flash

Let’s Spend The Night Together

It’s Only Rock ‘N’ Roll (But I Like It)

Tumbling Dice

Streets Of Love (with Mick Taylor)

Doom & Gloom

Respectable (with John Mayer, song vote winner)

Out Of Control

Honky Tonk Women

You Got The Silver (with Keith on lead vocals)

Can’t Be Seen (with Keith on lead vocals)

Midnight Rambler (with Mick Taylor)

Miss You

Gimme Shelter

Start Me Up

Sympathy For The Devil

Brown Sugar

ENCORE

You Can’t Always Get What You Want (with Coro Giovanile Italiano)

(I Can’t Get No) Satisfaction (with Mick Taylor)

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