Home > Recensioni > The Ruby Suns: Fight Softly

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Quando la psichedelia non coinvolge

Quest’anno la divulgazione del verbo neo-psych è stata affidata ai Ruby Suns, band proveniente dalla Nuova Zelanda (territorio vergine dominato dalle pecore, altro che Ciociaria). Si sono già presentati al grande pubblico con “The Ruby Suns” nel 2005 e con “Sea Lion” nel 2008, e il 2 marzo di quest’anno è invece uscito “Fight Softly”, il loro nuovo album. Dieci brani di synth-pop dal sound un po’ retrò, con reminescenze Eighties, che tentano di ricreare atmosfere polinesiano/oceaniche mantenendo però quel mood twee-pop che tanto piace ai giovani (e ai discografici) d’oggi. Un bel cambio di rotta per i neozelandesi, visto che sono passati dalle schitarrate indie pop di “Sea Lion” al trionfo dell’elettronica e dei sintetizzatori di “Fight Softly”.

Il disco ci è piaciuto meno del macinato crudo, che di per sé è abbastanza ributtante. Zero idee, arrangiamenti vaghi e poco curati, suoni talmente finti ed impersonali che pregiudicano qualsiasi coinvolgimento da parte dell’ascoltatore sono le principali cause della disfatta a cui sono andati incontro i Ruby Suns assieme al loro leader Ryan McPhun (e alla sua fastidiosissima voce). Hanno tentato di prendere al volo il testimone lanciatogli dagli Animal Collective, ma hanno miseramente fallito.

Pro

Contro

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