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    The Saint Four

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Il country fuori dal country e dal suo country

I The Saint Four si affacciano al mercato con questo EP contenente cinque brani originali per mezz’ora di musica. A dispetto della scarsa durata del prodotto bisogna ammettere che la qualità delle composizioni ed il feeling con cui vengono proposte sono di tutto rispetto. Ci troviamo di fronte ad un connubio tra garage, indie rock e alternative country che riesce ad essere interessante e degno di nota.
Il suono di Stiv Cantarelli e soci è all’occorrenza acido e stridente oppure caldo e malinconico, condito di elementi stilistici che lo rendono personale, seppur denso di richiami di varia entità.

L’inziale “The Country You Were Born” ci porta in territori cari al Bob Dylan dei primi vagiti dopo la svolta elettrica ed ai primissimi Rolling Stones guidati da quel Brian Jones che tanto amava stravolgere il blues a suon di droghe psichedeliche. Si prosegue pertanto con “Fades And Die”, una ballad country rock che ricorda alcune cose dei primi Wilco. La voce effettata di Stiv, come anche nel seguente brano “Disco Queen”, fa la differenza donando al tutto quel tocco personale che distingue il risultato nel bene e nel male. Questo più ancora di altri elementi permette ai The Saint Four di uscire dalla facile categorizzazione di genere.

“Don’t Hang Me” è il brano più convenzionale del lotto, roots rock con forti tinte country per un risultato godibile ma nulla più. Diverso il discorso per la conclusiva “The Killer”, forse non riuscitissima nel suo incedere ossessivo durante le strofe, ma senz’altro piuttosto insolita e personale nel complesso.
Aspettiamo ora un full-length della band italiana per poter dare un giudizio complessivo più accurato.

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Contro

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