Home > Recensioni > The Script: #3

Dafuq did I just hear?

L’irlandese Danny O’Donoghue fin dall’esordio con la sua attuale band, a.k.a. The Script, ha dimostrato di possedere un dono mica da poco: l’ugola d’oro. Prima l’ha sfruttata per un pop più acustico e di nicchia che mainstream, successivamente è stato folgorato sulla via di Damasco e ha deciso che commerciale era meglio.

Tornato al lavoro dopo aver fatto il giudice nel reality show The Voice, Danny ci ha dato dentro con la vena di “OMG!!!11! Amo gli Stati Uniti” e specialmente con il rap, avvicinandosi al collega will.i.am (pilastro dei Black Eyed Peas) in maniera temeraria.
Ecco perché il suo accento irlandese ha lasciato spazio allo slang made in U.S.A. e il rock un po’ ci ha sofferto. Un po’ tanto, diciamo.

La reazione spontanea al primo ascolto del disco è questa.
La seconda volta non è che vada proprio meglio, ma se si è fan accaniti del gruppo si può cedere al buonismo e dargliela vinta.
Eppure rimane un sapore di boh, quella robina là di cui cantava Mina.

Pro

Contro

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