Home > Recensioni > The Search

Correlati

Il mondo del cinema non ha memoria e non ha pietà. Un attimo prima sei nel firmamento delle stelle, un attimo dopo si ripiomba nella polvere, e l’atterraggio non è mai morbido. È quello che potrebbe succedere (ma non glielo auguro) a Michel Hazanavicius, che dopo il trionfo hollywoodiano, anche meritato, di qualche anno fa con “The Artist“, riceve un’accoglienza terribile qui a Cannes per il suo nuovo “The Search” (qui l’incontro con la stampa).

Il cinema arriva su tutte le tragedie prima o poi, arriva retrospettivamente a delineare gli scenari, a tracciare percorsi emotivi, a rileggere gli eventi storici. È successo recentemente con il Rwanda, la Somalia, l’Iraq, l’ex Jugoslavia. Ora è il turno della Cecenia, e dell’invasione russa spacciata come intervento anti-terrorismo e ignorata dalle Nazioni Unite. Un tema che, con tutto quello che sta succedendo anche in queste ore in Ucraina, è fondamentale riportare all’attenzione dell’opinione pubblica.

Per farlo, Hazanavicius si serve di un impianto narrativo molto cinematografico, molto classico, anche nel senso retorico e impolverato del termine. Ma nobilita il tutto con una messa in scena sontuosa, meditata, attenta ai dettagli (l’uso del sonoro è prodigioso, andate a vederlo quando uscirà in una sala tecnicamente valida, l’esperienza ne risulterà nettamente amplificata).

Tre piani narrativi differenti narrati parallelamente, ma che partono e arrivano nello stesso punto (questa è una grande idea di sceneggiatura). Un ragazzo russo, preso per strada con dell’hashish in tasca, viene mandato all’addestramento militare e poi al fronte, dove subirà vessazioni di ogni tipo e consumerà droghe molto più pesanti. Una delegata dell’ONU in Cecenia trova un bambino che ha perso la famiglia e si prende cura di lui. La sorella di quest’ultimo lo cerca disperatamente.

Lo stile registico cerca l’immersività attraverso uno stile documentaristico, da un punto di vista “interno”. Non ci viene risparmiato nulla: cadaveri, sadismo, devastazione ma nemmeno lacrime facili e una Bérénice Bejo che oltre a sgranare gli occhioni fa poco altro. Fortemente imperfetto, ma assolutamente non da buttare.

Hazanavicius lavora e ragiona da regista americano, ormai, anche se qui siamo in una coproduzione europea (di mezzo c’è anche Rai Cinema). La prima sequenza è assolutamente geniale, una delle migliori di tutto questo Cannes 2014. Ricorda molto una delle prime scene del sottovalutato “Munich” di Steven Spielberg: la Tv (o il video) fuori, il cinema DENTRO.

Narrazione classica illustrata con occhio moderno, se andrete a vederlo non rimarrete delusi.

Pro

Contro

Scroll To Top