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Larry Clark, regista e fotografo da sempre attento ai temi del disagio giovanile, continua l’esplorazione dell’universo adolescenziale in ambiente di degrado e di violenza, questa volta a Parigi. In “The Smell of Us“, visto oggi alle Giornate degli Autori della 71esima Mostra di Venezia, un gruppo di ragazzi si prostituisce e passa un tempo indefinito in squallidi seminterrati di cemento tra fumo, alcol e sesso consumato nell’indifferenza di chi sta a guardare, anche attraverso l’occhio digitale della fotocamera dello smartphone, onnipresente a riprendere qualsiasi cosa, come vuole la generazione digitale 2.0. Colpisce il perché di questi comportamenti, e cioè il fatto che non c’è un perché vero e proprio. Siamo nell’ambito del disagio familiare, in cui la famiglia è assente, pratica abusi sessuali, e anche se è presente non si accorge di quello che le succede sotto il naso. Situazioni conosciute, che Larry Clark ha vissuto personalmente in passato, e che ha recentemente raccontato in una mostra fotografica ad Amsterdam. Interessante è soprattutto la manipolazione del linguaggio delle immagini, con l’uso connotativo di un digitale grezzo, anni 90, usato per i momenti più esplicitamente tematici, e con il commento di musica punk, proprio come in un videoclip. Anche l’estetica degli skater che si riprendono tra loro  con grandangoli molto marcati ci proietta in una Parigi che potrebbe essere benissimo la Seattle degli anni del grunge, solo con gli smartphone, nell’epoca della riproducibilità – al cubo: la videocamera che riprende “il reale”, e la videocamera e i cellulari che riprendono ciò che la videocamera autoriale riprende del vuoto.

Pro

Contro

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