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Helsinborg con le palle

Maja Ivarsson è una biondina tutta pepe e grinta, divenuta nota nel mondo della musica anche per essere bisessuale. Oltre a tale dettaglio, la svedese fa parte di un quintetto new wave/pop/electro al quarto album in studio: “Something To Die For”.

Rispetto all’esordio, più timido e basilare in quanto ad arrangiamenti, la band revival si cimenta ora in qualcosa di superiore, che dimostra la raggiunta maturità artistica. Sarà il passaggio da un ritmo all’altro oppure la voce piena che si adatta a qualsiasi situazione? Boh.

Quel che è certo è che i riff catchy di chitarra, la batteria in simbiosi con le campionature elettroniche e le atmosfere dipinte dai brani non deluderanno i fan (e nemmeno i titubanti).

Dopo un’introduzione che lascia a desiderare (una smanettata di tunza tunza e suoni in crescendo), il tono dell’album migliora di traccia in traccia, raggiungendo l’apice in punti quali “Better Off Dead”, “Yeah Yeah Yeah” – il pezzo più movimentato – e “Wish You Were Here”, unico lento acustico vero e proprio.
Varietà = bello.

Pro

Contro

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