Home > Recensioni > The Stag

Lunghe code e tutto esaurito per la seconda edizione dell’Irish Film Festa (Roma, 27-30 marzo), che si apre all’insegna della commedia con “The Stag”, esordio nel lungometraggio di John Butler, regista e scrittore irlandese premiato in patria per la serie tv Your Bad Self.

Presentato al 31TFF, nella sezione EuroPop voluta dal neodirettore Paolo Virzì come vetrina per i film campioni d’incasso in patria ma non distribuiti all’estero, “The Stag” è una commedia tutta al maschile, che riprende il classico motivo dell’addio al celibato aggiornandolo all’insegna del politically correct (sul tema di matrimoni e dintorni il cinema anglosassone è campione di humour, va detto).

In tempi di onnipresenza di wedding planner da bombardamento televisivo può accadere che lo sposo si preoccupi un po’ troppo di addobbi, decorazioni, menù e altre amenità nuziali; e che la sposa si preoccupi della scarsa virilità del suo futuro adorato marito. La soluzione? Il ritorno allo stereotipo dell’uomo rude che fa cose “da uomo” insieme alla tribù di maschi, nel bel mezzo delle gelide lande d’Irlanda. Costruzione, decostruzione e parodia dello stereotipo attraverso la messa in scena di un improbabile assortimento di personaggi, che rappresentano le varie facce della virilità, dal macho retrivio e reazionario alla coppia gay tutta smancerie. Un rituale che, da prassi, produce una catarsi non senza il disvelamento di verità e tensioni sotterranee.

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