Home > Recensioni > The Strange Flowers: The Grace Of Losers

Un gradevolissimo tuffo nel passato

La recensione del nuovo lavoro degli Strange Flowers si apre con un applauso, gesto che viene spontaneo alla fine di questi nove pezzi. Ci sono tantissimi echi dal passato, sin dall’apertura, mentre ritmiche beatlesiane si rincorrono costantemente in tutto il disco, con qualche spruzzata di indie più recente (soprattutto Libertines in “Green Madhouse Resorts Inc.”).

Un lavoro molto fresco e solare, uscito però in pieno inverno. È stato forse progettato tutto appositamente per scaldarci dal freddo che ci accompagnerà nei prossimi mesi, chissà.

Per certo un album gradevole, che strizza l’occhio al passato risultando molto ben fatto e prodotto.

Una band che arriva al sesto disco non ci arriva per caso. Ed è un peccato che questo nome risulti quasi sconosciuto ai più. La loro storia inizia a Pisa nel 1987, hanno 25 anni di carriera alle spalle e l’ultimo disco non può che essere un lavoro maturo e ricco di ottimi spunti. L’apice dell’album si trova alla fine, con la suite strumentale “The Mouse On The Shore” che ci porta ipnoticamente alla conclusione. Di originalità vera e propria c’è ben poco, ma immergersi nei 60’s per una mezzoretta nel 2012 non fa affatto male. Ascoltate bene i brani di “The Grace Of Losers” e poi mettete su il “White Album”: vi sembreranno b-side attualizzate del capolavoro dei quattro di Liverpool.

Pro

Contro

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