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Dialogo basso e tastiera 35 anni dopo

Sono passati 35 anni dall’uscita del primo singolo degli Stranglers, “(Get A) Grip (On yourself)”, e dell’album di debutto “Rattus Norvegicus” (aprile ’77), ma la band britannica non molla, nonostante i 73 anni del batterista Jet Black e un nuovo cantante, Baz Warne, che a tratti ricorda Mark Knopfler.

Esce infatti oggi “Giants”. Un lavoro che, almeno per gli iniziati, risulta molto gradevole e addirittura fresco.

Si apre con un pezzo strumentale, “Another Camden Afternoon”, molto ben fatto, anche se le tastiere alla Doors sanno un po’ di nostalgia. Tra i brani più belli l’incalzante “Freedom Is Insane”, con un serrato dialogo basso tastiere, e “My Fickle Resolve”, lento ed ipnotico.
C’è poi “Lowlands”, di chiara matrice punk.

Gli ultimi tre pezzi sono stravaganti, atipici e pazzerelli. Su tutti, “Adios (Tango)”, secondo noi orribile, ma comunque particolare e capace di funzionare. “Time Was Once On My Side” è disordinata, “Mercury Rising” noiosa. La chiusura arriva con “15 Steps”, che ricorda molto la prima traccia, basandosi se possibile ancor di più sulle tastiere. Nulla sarebbe potuto risultare più distante da “Adios”. Il disco è molto buono, non è stanco, ma fresco, entusiasta, a volte addirittura con le goffaggini di un album d’esordio. Su tutto, i suoni perfetti, distinti, puliti, limpidi e potenti: da manuale.
Un CD che spacca le orecchie.

Pro

Contro

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