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  • The Tangent: The World We Drive Through

    The Tangent

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Più neoprog meno canterbury

Ad un anno di distanza, eccoci di fronte all’immediato ritorno dei Tangent, supergruppo che vede nelle proprie fila membri di ottimi gruppi come Flower Kings e Parallel Or 90 Degrees. L’anno scorso The Music That Died Alone fu considerato da molti come il CD prog dell’anno e la band come sorpresa del medesimo. Questa volta, quindi, “The World That We Drive Through” rappresenta veramente la conferma delle qualità dei prodotti realizzati in “casa” Tangent. Il nuovo album non si discosta molto dal precedente, ma mostra un approccio più diretto alla composizione di brani di facile ascolto, senza perdere quella coesione presente nel vecchio lavoro. Con la dipartita di David Jackson ci si poteva aspettare un album sottotono, dato che le cose migliori di Music That… provenivano proprio dall’ex sassofonista dei Van Der Graaf Generator; invece il nuovo arrivato Theo Travis, già componente dei Porcupine Tree, lo rimpiazza adeguatamente, fornendo una prova convincente con dei contributi al flauto e al sax decisamente buoni. “The World That We Drive Through” fa capire che i Tangent sono una vera realtà per il prog attuale e non una semplice meteora o un progetto fantasma. Il prog che si può ascoltare è certo un progressive rock decisamente vintage, con poca innovazione e destinato più ad essere un omaggio alle band del passato come ELP, Yes o Genesis, piuttosto che ad essere una nuova proposta di un certo spessore di originalità. Ad ogni modo, se qualcuno aveva potuto trovare ostico “The Music That Died Alone” per gli inserti e le sezioni improvvisate e jazzate, qui il tutto è più facilmente assimilabile; insomma più simile al neoprog che al jazz rock di Canterbury.

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