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  • The Thermals: More Parts Per Million

    The Thermals

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Hail mary – Heaven willing

La presente band, attiva da circa un anno, arriva da Portland, Oregon, e pratica un garage-rock assolutamente sfregiante. La Sub Pop ha definito il loro sound “no-fi” (lo-fi all’ennesima potenza come lo erano i Pussy Galore), infatti sarebbe stato difficile creare qualcosa di più marcio senza scadere in un caos sonoro incomprensibile. Detto questo, un sentito complimento ad Hutch Harris che ha registrato e a Chris Walla che ha mixato. Tredici brani che raramente superano i due minuti di vita, riportano alla mente i Guided By Voices, per chi li conoscesse siamo arrivati alla seconda parola chiave della recensione. Hutch Harris è il songwriter dei Thermals, più Caino che Abele, riesce benissimo nel suo compito toccando picchi di disperazione notevoli e ringrazia a tratti il punk per avergli insegnato a giocare voracemente con le sue corde vocali.
Spostando l’attenzione sulle canzoni, “Back To Gray” colpisce nel segno con la sua attitudine pop, “My Little Machine” corrode la pelle con la sua sporcizia e termina con un solo di batteria secondo solo a quello presente in “100%” dei Sonic Youth, “Brace And Break”, “Born Dead” e “No Culture Icons” con le loro eruzioni e sfoghi incontrollabili di rumore diventano da subito i capolavori di “More Parts Per Million”, concludendo infine con “Goddamn The Light” e i suoi tuffi vorticosi nel grunge (non ci sono comunque pezzi da scartare o a cui portare qualche critica).
Pare ovvio che per riuscire a comporre un lavoro del genere bisogna avere un chitarrista con una fervida inventiva, il monarca Hutch Harris (che con la bassista Kathy Foster già devastavano negli “Hutch & Kathy”) non sbaglia una virgola e riesce a tenere in piedi tutta la baracca. Finale: “More Parts Per Million” è da avere, piccolo ma impressionante album

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