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    The Uglysuit

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Peace, love and Syd Barrett

C’erano una volta sei ragazzini di Oklahoma City che, schifati dalla nostra vita simil-tabloid, decisero di comporre musica per creare qualcosa che potesse far breccia nell’artificiosità che ci circonda e…
…e per farla breve si chiamano Uglysuit, debuttano su Touch & Go con un disco omonimo e ci tengono a farci sapere che amano gli anni ’60 senza dimenticare che ci sono anche cose interessanti nella musica di oggidì. Scrivono così nove canzoni di purissimo pop psichedelico, che si muove tra primissimi Pink Floyd e post-rock. Dalla band di Barrett gli Uglysuit mutuano le armonie vocali e una certa innegabile naïveté, ai quali si affiancano il gusto per arrangiamenti orchestrali (“Brownblue’s Passing”) e strutture in crescendo, o “soft/loud” come pare sia giusto chiamarle. Non c’è comunque solo Inghilterra nella musica degli Uglysuit, che da bravi americani strizzano l’occhio anche al cantautorato d’oltreoceano, come in “Chicago”.

Nel complesso la miscela funziona e il disco scorre liscio, colorato e sognante proprio come dovrebbe. Forse troppo liscio, tanto che molte canzoni si muovono sul sottile confine tra spontaneità e immaturità, tra atmosfere sospese e momenti monotoni. Altro difetto che salta subito all’orecchio è l’eccessivo pathos che gronda letteralmente da certe soluzioni vocali e da certi arrangiamenti, appesantendo canzoni che dovrebbero suonare molto più lievi per essere davvero efficaci. Considerando che si tratta di un debutto, comunque, si può anche passare sopra a qualche piccolo/medio difetto, godersi i pezzi migliori (“… And We Became Sunshine” in particolare è una gemma) e sperare che, col passare del tempo, i ragazzi limino gli spigoli e facciano il grande salto. Le potenzialità ci sono.

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