Home > Recensioni > The Unthanks: Last

Noiosa ripetitività

La musica dei The Unthanks rientra in quella sfera di canzoni che rasentano le ninnenanna alla Bjork. Violini, pianoforte e la voce tagliente di Rachel sono la base per la costruzione di “Last”.

Un po’ moderno, un po’ antico, ecco il folk deciso delle due sorelle Unthanks per affrontare pubblico e critica che non hanno dubbi sul loro talento, dubbi che tuttavia restano a noi, troppo amanti del loud che manca totalmente in queste undici track.

Quasi ripetitive e noiose le canzoni, si succedono creando più sentimenti di monotonia che di stupore. Soltanto alla canzone numero otto si accenna a un ritmo blando che ricorda i canti antichi scozzesi.

La capacità musicale non si discute ma il risultato finale porta sicuramente a non ringraziare.
Apprezzate dai Radiohead, ispirate da Antony & The Johnsons, le due sorelle cercano di pizzicare ogni corda tesa con lentezza e sentimento ma se non si ha una visione musicale alla Thom Yorke o alla Sigur Ros è davvero difficile approdare nel “ben fatto”.
Se avete un bambino isterico da far addormentare o un marito da anestetizzare, “Last” è il CD giusto per voi.

Pro

Contro

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