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  • The Warlocks: Heavy Deavy Skull Lover

    The Warlocks

    Data di uscita: 23-10-2007

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Così paranoici…

Pare sia considerato di gran gusto, ultimamente, sbandierare influenze shoegaze nei propri dischi. Poco importa che quella parola lì abbia più o meno lo stesso significato di “grunge”. Cioè nessuno, stilisticamente parlando.
Anche i The Warlocks hanno tanto shoegaze nel loro DNA, dicono. O forse, molto più semplicemente, amano il rumore e la psichedelia e hanno lo scazzo esistenziale dentro.
E se “Phoenix” era un disco velvettiano fino al midollo, e “Surgery” incicciva le chitarre e puntava sulla ricerca del ritornello rumoroso stile Jesus And Mary Chain, questo “Heavy Deavy Skull Lover” è il definitivo salto in avanti, il disco della maturazione.
C’è sempre Reed e ci sono sempre i Reid, ma c’è anche Thurston Moore (“The Valley Of Death” fa molto primi Sonic Youth), e soprattutto c’è un gusto per la dilatazione e il trip che era solo accennato nei dischi precedenti. “Moving Mountains”, tra titolo e sviluppo, potrebbe essere una versione rumorosa e in acido degli ultimi Earth, magari mixata con una visione personalissima del post-rock che ultimamente tanto spopola nelle discoteche degli indieboyz. Ci sono sprazzi di luce (“So Paranoid”), ci sono deliri all’insegna del nonsense (“Zombie-Like Lovers”). “Death, I Hear You Walking” è una jam tra il primo Syd Barrett e il primo David Gilmour, sotto l’effetto di roba tagliata male.
Per farla breve, c’è un approccio al binomio rumore/melodia che, nel suo continuo oscillare tra America e Inghilterra, tra paranoia acida e flower power, fa assomigliare “Heavy Deavy Skull Lover” ad un trip da LSD senza aver assunto LSD.

Forse c’è chi contesterà i The Warlocks, definendoli “vecchi” o “datati”. Si sbaglia: musica del genere non può invecchiare. Perché la psichedelia non morirà mai, perché la psichedelia mangia il cervello e l’anima, non si nutre del mondo fuori da noi ma di quello dentro di noi. E il mondo dentro di noi non si finisce mai di mangiarlo.

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