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  • The Warlocks: Surgery

    The Warlocks

    Data di uscita: 01-01-2005

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Meraviglioso e decadente

Suonano, svogliati come degli shoegazer, un pop crepuscolare di derivazione velvettiana. E potremmo finire qui, se solo non fossero molto vicini anche a tali Jesus And Mary Chain. Gli Warlocks, qui al terzo disco, non fanno altro che recuperare tre lezioni seminali e unirle in quanto di più compatibile potesse uscirne fuori.

I primi due pezzi, “Come Save Us” e “It’s Just Like Surgery”, sono due perle di pop decadente, tanto maestose quanto marce, sorrette da due batterie e tre chitarre: ne deriva un suono caleidoscopico, stratificato, avvolgente e stordente. Gli elementi sono numerosi ma quasi impercettibili e ci trasportano nel mondo malato e visionario del cantante Bobby Hecksher, che narra storie di rovina e perdizione, fin dall’evidente inizio: i Warlocks hanno bisogno di essere salvati più che altro da loro stessi.

Questa è la stessa impressione che si ha a livello musicale, la capacità di scrittura empatica e commovente è fuori dal comune, ma ricade spesso su modelli fin troppo predefiniti come fosse attirata da un magnete. Dopo aver apprezzato il rumorismo dei Jesus & Mary Chain, in “Gypsy Nightmare” si riconoscono i tratti della melodia e della poetica di Lou Reed, ma non finisce qui. Le meravigliose “Angels In Heaven, Angels In Hell” e “Evil Eyes Again” escono direttamente dal diario segreto del cantore del dolore, con un’aderenza di stile che fa ampiamente dubitare dell’indipendenza artistica dei Warlocks. Per una volta, però, ci sentiamo di chiudere gli occhi dinanzi a sì sublimi rivisitazioni.

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