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    The Wisdoom

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“DIECI!” (cit.)

Prendete quattro romanacci, schiaffategli chitarre, basso, batteria e chiudeteli in uno studio di registrazione.
Se l’impianto reggerà i decibel del loro stoner metal, avrete ottenuto un EP coi controcazzi; altrimenti, raccattate scopa e paletta e andate a sistemare il casino.

The Wisdoom si presentano a partire dal pezzo omonimo come un gruppo compatto e dalle idee chiare, amante delle espressioni tetre e profondamente doom, ma nonostante ciò lungi dal plagio.

La ritmica, ben ponderata e seguita da graffi a sei corde, tesse trame ipnotiche tendenti alla psichedelia e muta nei momenti opportuni.
Ogni tipo di distorsione acquista un senso, a partire dalla voce nell’interminabile “Katabasis”: etere che si riflette tra i mattoni di un muro sonoro.

Per essere un assaggio del debutto in società, il quartetto dimostra di possedere i requisiti per sfondare (sia oggetti fisici, sia in senso figurato).
La giusta dose di “mo’ te famo er culo” e “almeno non ce la tiriamo” crea un buon mix, anche se in alcuni momenti il ritmo ipnotico fa perdere la cognizione del tempo.
Attendiamo l’album.

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Contro

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