Home > Recensioni > The Word

Qui al Giffoni Film Festival è molto difficile assistere alle proiezioni del mattino se non si alloggia in loco, causa un servizio di trasporti che, diciamo cosi, non è proprio il massimo dell’efficienza e della precisione. Oggi siamo riusciti ad arrivare in tempo, e questo è il primo film che vediamo della sezione Generator + 18, e se il livello si mantiene tale, ci sarà da divertirsi.

Lila è una studentessa quattordicenne come ce ne sono tante: genitori separati, arrabbiata e tormentata come possono esserlo le ragazze della sua età, anche in funzione di una sessualità ancora da esplorare ma che sta per esplodere. Il suo piccolo mondo crolla quando alcune sue amiche le riferiscono che il suo ragazzo Janek è stato avvistato ad una festa mentre baciava un’altra. Questo sconvolge Lila, che credeva che Janek avesse occhi solo per lei, e ciò la porta a prendere un’estrema decisione: il giovane ha ventiquattr’ore per dimostrarle il suo amore, altrimenti Lila si scorderà per sempre di lui.

La regista polacca Anna Kazejak indaga sulle emozioni umane e sull’origine del male. Pedinando gli attori con piglio naturalistico che molto deve allo stile Dogma (la produzione è danese), scava in profondità nei personaggi omettendo il giudizio, ma semplicemente documentandone le scelte. Lila e Janek sono il frutto dei tempi in cui viviamo: sono ragazzi liberi e benestanti, senza fardelli storici o politici, tuttavia sono rinchiusi in una gabbia d’incomunicabilità. La parola (“the word”) è quella che manca, sostituita da brevi sms ed emoticons.

Il tradimento dei genitori (una madre noncurante, un padre assente che si farà vivo troppo tardi) sarà trauma scatenante del desiderio di fedeltà ossessivo di Lila, che costringerà il suo ragazzo a compensare un ad un piccolo tradimento (ma enorme per lei, come si vede nella scena del commissariato) con un gesto estremo e cruento, trasformandolo in una specie di burattino esecutore del suo desiderio di vendetta.

Da segnalare la fantastica performance di Eliza Rycembel che incarna alla perfezione il tormento di Lila, carica di una sensualità innocente, ma proprio per questo consapevolmente seduttiva. Lavora di sottrazione fino ad esplodere in una bellissima scena madre.

Non credo che “The Word” uscirà mai in sala qui nell’italico stivale, ed è un vero peccato: è un modo di trattare il mondo dei giovani ed il male insito che questo porta con se assolutamente antiretorico e quindi assolutamente onesto e sincero, molti registi nostrani potrebbero imparare qualcosa.

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