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    The Zen Circus

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Andate Tutti Affanculo

Gli Zen Circus cantano il mal custode e l’ipocrisia e gettano maledizioni a tutte le piaghe della nostra società, pur avendo una visione per nulla ottimista: non ci libereremo mai dalle nostre dieci piaghe (una diversa per canzone). Il tono è amaro e si prende atto che tutto sta andando, per l’appunto, a fare in culo.

La band sembra ora aver trovato una più compiuta forma di espressione con questo CD che a tratti ricorda i primi Marlene Kuntz (“L’Egoista”) e ancora una volta il più classico Rino Gaetano (tratto distintivo classico del gruppo toscano).

I testi si fanno più crudi e veri, a volte metricamente ricordano Francesco Guccini (“Vecchi Senza Esperienza”). Insomma, i rimandi sono tantissimi, ma alla fine sono solo gli Zen Circus, schietti, folk, rock, storti, ubriachi, e arrabbiatissimi (“It’s Paradise”), se possibile più che mai. C’è anche una canzone da Acr (“We Just Wanna Live”) che parla della religione cattolica e lo fa secondo la metrica ed i dettami tipici delle canzoni da Messa.

Gli Zen Circus restano retrò, sonorità ’70 e ’80, lunghissime code strumentali, la collaborazione con Nada (“Vuoti A Perdere”) e con Giorgio Canali e Davide Toffolo sono una garanzia di qualità.

Gli Zen Circus migliorano sempre di più e questo è il primo dei loro album a convincere in pieno. O quasi. Il percorso per staccarsi dalle loro fonti ispiratrici, in primis Rino Gaetano, è ancora lungo. Ma questi tre giovinastri tanto rampanti quanto sinceri, ce la faranno e a breve saranno acclamati quali la rivelazione indie italiana.

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