Home > Recensioni > Theatre Of Tragedy: Forever Is The World

Archiviati

Cerchiamo di essere sinceri fin dall’inizio: i Theatre Of Tragedy che furono di Liv Kristine sono una band per cui ben pochi emetterebbero un lamento di dolore se si sciogliessero.

Al loro gothic, con cantato di sirena in primo piano, va riconosciuto il merito di saper in effetti creare il caratteristico effetto nebbia & malinconia, grazie al pianoforte e alle molte melodie finto-orchestrali, alla voce eterea dei cantanti e alla relativa lentezza atmosferica dei pezzi. In qualche passaggio qua e là vengono anche in mente le geniali, ai tempi, idee dei Cure. Ma soprassediamo di fronte ai rischi di eresia. Piuttosto, “Forever Is The World” ci dimostra per l’ennesima volta come la band sia oramai povera di qualunque spunto di genio. O, per usare parole diverse, non scrive canzoni affascinanti ma piuttosto tendenti alla lagna e questa cosa, per un gothic così leggero e dai tocchi pop, è una pecca infamante. Siamo al punto che i pochissimi momenti di growl sparsi qua e là nelle tracce suscitano imbarazzata compassione.

Nessuna delle dieci tracce presenti sul disco merita menzione. Sono composte tutte benino e non lasciano quasi nulla nei pensieri dell’ascoltatore. Piazziamo pertanto “Forever Is The World” su uno scaffale qualunque del dimenticatoio e andiamo a farci un giro al nostro negozio di dischi di fiducia.

Chi sono gli autori di questo evanescente “Forever Is The World”? Purtroppo il futuro non è dalla parte dei Theatre Of Tragedy; loro ci hanno lasciato e non torneranno più a cullarci con la loro ispirazione artistica. Il capitolo è chiuso e siamo sicuri che zombie discografici come questi saranno rapidamente dimenticati senza che la fama imperitura del monicker norvegese ne risulti compromessa.

Pro

Contro

Scroll To Top