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Thee Maldoror Kollective: 23 Miles Back On The Clockwork Highway

Astrazione sonora, e questa volta affascinante

Dopo il criticato, discusso ed avanguardistico “A Clockwork Highway”, la formazione sperimentale italiana ci propone un complemento, a detta loro simmetrico alla matrice in una deformità apparente, al detto lavoro con questo “23 Miles Back On The Clockwork Highway”, definito il quinto effettivo capitolo del gruppo.
Il concetto è semplice: affidare i brani del quarto album e metterli nelle mani manipolatrici dei più grandi artisti della scena elettronica: CTRLer, Nordvargr (MZ412), Mick Harris, Cdatakill, Eraldo Bernocchi, Jeye, Bad Sector, EuroSatan3000/Mikrokilla. Vorrei sbagliarmi, ma questo disco non ha niente di riconoscibile delle originali, e per coloro che pensano che questo sia un bene, si preparino ad una disfunzione elettronica continua, concettualistica ed astratta. Già Reznor ha mostrato che, dei suoi remix presenti nei singoli, per non parlare delle versioni remixate dei suoi album (“Fixed” per “Broken”, “Things Falling Apart” per “The Fragile” tanto per fare un esempio), c’è una sola destinazione: lo scaffale del negozio, o la soffitta di casa (e sono stato buono). Qui andiamo oltre, siamo in piena tempesta. A metà strada tra industrial ed elettronica, con compositi inserti noise, il suono si scompone in un’astrazione irriconducibile a qualsiasi emozione, fatta eccezione per lo spaesamento e l’alienazione priva d’ogni contesto. Mi manca a memoria il riferimento al disco precedente, ma devo dire che è stato fatto un bel lavoro di totale dissoluzione di qualsiasi struttura originale. Scordatevi i risultati penosi di chi ha tentato di remixare il metal in salsa elettronica (Ulver con Emperor giusto per darvi un riferimento); le chitarre sono quasi sempre assenti all’appello. C’è mancanza di fuoco e totale abbandono al trasportarsi digitale di quest’accozzaglia di loop un po’ minimale ed un po’ cyber. La cosa che comunque sciocca di più è il fatto che l’intero lavoro, per quanto privo d’un senso per se, è capace di suonare bene e dannatamente professionale. In uno stato mentale in cui potete trovarvi a mettere su Richard D. James (Aphex Twin) potreste essere pronti anche a godervi la trance drum’n’noise di “Apotropya/Change [Luminol Mix]” o l’ambient delicato di “House Of 1000 Eyes” o la paranoide cyber-techno rock “Babilonia Headbox Switch”.
Questa release non è per tutti. Ed è di limitata godibilità. È coraggiosa, si scaglia troppo lontano, raggiunge una fruibilità decontestualizzata, decostruita e denaturalizzata. Non rappresenta l’attuale orientamento sonoro dei Thee Maldoror Kollective, ma semplicemente un audace esperimento avanguardistico e soft come è ogni loro album, nel caso specifico con una leggerezza dell’essere spaesante. Perciò è senza voto. La tecnica e la realizzazione ci sono. Quanto vi possiate sentire adeguati voi od adeguato il disco ai vostri gusti, lo potete decidere confrontandovi con quanto descritto.

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