Home > Recensioni > Thee Merry Widows: The Devil’s Outlaws

Psychobilly the kid and the black widows

Il look delle Merrywidows è davvero eloquente e parla di horropunk e scenari pulp tarantiniani, che si traducono nel secondo album dell’unica band psychobilly completamente femminile. Questo guinness ci porta a rafforzare l’ipotesi che il bollente contorno fatto di estetica e proclami, grafica e testi, attitudine e similitudini sia sovrabbondante rispetto al tiepido pasto costituito da un rockabilly a tratti moscio e prevedibile.

È un po’ come innamorarsi delle pupe in copertina e scoprire, osservando le foto del booklet, che soltanto un paio dei disegni corrispondono a verità: si rimane delusi nell’approccio con gran parte delle dodici tracce di “The Devil’s Outlaw”, troppo regolari e sottotono, sia per l’energia ‘billy, che per l’irruenza del garage, assolutamente assenti. Da questo punto di vista si salva il classico giro punk di “I Want ‘Em Dead”, che fa coppia con la tarantiniana “Snakebite Kinda Love” nella citazione degli episodi (più) riusciti.

Un’analisi di questo tipo è sicuramente severa nei confronti delle vedove allegre, che hanno il merito di costruire un aspetto affascinante attorno a uno stile tanto meritevole quanto dimenticato, ma lo spessore musicale dei pezzi su questo secondo disco è troppo flebile per reggere l’intrigante carozzeria di cui è coperto. E quindi anche per meritare la nostra completa approvazione: sembrava un bicchiere mezzo pieno e invece era mezzo vuoto.

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