Home > Recensioni > Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band: Horses In The Sky

Please be well

Torna un nome importante nella sparuta cerchia dei post-rocker fuori dal coro, quelli che si sono staccati maggiormente dalle lezioni impartite da Mogwai, Slint & soci. Thee Silver Mt. Zion è stato spesso considerato come una costola minore dei Godspeed You! Black Emperor, band di provenienza del mastermind Efrim (voce, chitarra), di Thierry (basso) e Sophie (Violino) e viste le evidenti somiglianze con la seminale band madre, spesso si liquidava con sufficienza o al massimo un briciolo di curiosità quello che era l’altrettanto serio progetto dei canadesi. Prendendosi poi la briga di ascoltarli meglio, il termine più inflazionato diventava “pretenziosi”, detto di un gruppo che cambia (amplia) il proprio nome ad ogni release per rispecchiare il crescente collettivo di musicisti coinvolti, che usa immagini enigmatiche come sfondi per slogan anche troppo chiari, che mischia il calore degli strumenti classici alla forza espressiva della voce, per creare il proprio rock non-rock visionario e sanguigno. Molto più minimale, spontaneo e disarmante dei GYBE, cantato “male” e orchestrato poco ma quanto basta tra battiti di mani, cori e chitarre acustiche, “Horses In The Sky” si sbilancia completamente verso il lato folk, un disco on the road pensato da Efrim ma suonato con gli altri e soprattutto in mezzo agli altri. Messaggi politici, sofferenza d’amore, un grido di dolore verso il mondo tra sballate voci fuori tono e ballate tristi intorno al fuoco. Questa volta i Mt. Zion ci coinvolgono in una discesa negli abissi popolari dell’America straziata e confusa, in quei problemi umani che conosciamo bene proprio perché sono quelli che non riusciremo mai a risolvere, ponendo le stesse domande, sperando che continuando a chiedere alla fine qualcuno risponda. Lo fanno con un’intensità e un’urgenza mai sentite prima, rischiando di essere eccessivi, fastidiosi, mettendo le carte in tavola con troppo candore e sincerità. Forse tutto questo non ci porterà mai da nessuna parte, forse questa musica non ha sbocchi e stiamo sempre girando intorno allo stesso disco, forse sbagliamo noi a pensarci su troppo perché alla fine l’album è fatto per tutti i “gentle dreamers” e il messaggio è molto, molto più semplice.

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