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  • Therion: Lemuria/Sirius B

    Therion

    Data di uscita: 18-05-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Prolifici e più autenticamente sinfonici che mai

Dopo due anni e mezzo, intervallati solo da un live per il 15esimo anniversario dalla nascita del gruppo, ci si doveva aspettare qualcosa di questo calibro. Di meno sarebbe stato come riproporre un “Deggial” o un “Secret Of The Runes” qualsiasi. Il gruppo svedese invece conferma, anzi, perfeziona i traguardi musicali raggiunti con i lavori precedenti, aggiungendo due-tre elementi di novità, migliorando a passi lenti ma sicuri. Capitalizzare non è poco, riuscire a migliorare oggettivamente è da plauso. La coppia di album che sta per uscire ora comprenderà 21 di 55 tracce originariamente composte in fase di ‘demoing’, e a quanto pare farà parte di una trilogia che non si chiuderà prima del 2005. “Lemuria” e “Sirius B” hanno richiesto nove mesi di composizione, e si contano circa 170 tra tecnici e musicisti impiegati. Tre delle quali fanno parte della lineup degli odierni Therion, in cui troviamo Christofer Jhonsson affiancato da Kristian e Johann Niemann (rispettivamente alla chitarra e al basso). Nonostante il concept rimanga vago finché non saranno disponibili i testi, la mia prima impressione è che non ci distanziamo molto dal territorio del mito e delle religioni pagane che da sempre ha affascinato Christofer. L’approccio al songwriting è razionale e ricorsivo, al solito un po’ ripetitivo. Al contrario che in passato però, viene sollecitato interesse per ogni riproposizione di un tema musicale nei vari brani: troverete potenza, dinamismo, più compattezza, un’orchestra moderata negli interventi ma sostanziosa al computo finale; un coro da vertigini e una produzione d’insieme che dà impulso dinamico alla potenza di questa macchina dell’arcano.
Ciò che vi sto recensendo ora è una selezione di sei canzoni delle dieci dal primo “Lemuria” e sette delle undici dal seguente “Sirius B”, che da quanto mi risulta nei cataloghi usciranno come un’opera sola e inscindibile almeno nei primi mesi. Sebbene il risultato sia già ottimo così non posso non nascondere che l’ascolto d’insieme di questa selezione sia addirittura saturante per l’iniqua scelta di un numero più abbondante di tracce pesanti; ho ragione di credere che molti dei pezzi più rilassati, di stampo tipicamente più riflessivo e incantato, siano stati lasciati per il prodotto finito e che l’insieme dei due dischi porti quindi ad un maggior equilibrio tra i momenti d’intensità e quelli più atmosferici.[PAGEBREAK]L’opera infatti propone due particolari approcci: uno più pesante, costruito sui soliti riff di stampo classico, debordanti e progressivi, intrecciati a qualche aggiunta di vibrato-chitarra solista per non dare allo strumento un ruolo troppo monocorde. L’altro è più atmosferico, usa pienamente l’ampissima gamma di frequenze che si trasmette all’orecchio, dai contrabbassi profondi al calore dei violini, dai corni che stagliano il loro suono sopra le chitarre, al coro imperioso e vertiginoso; con gli inserti di chitarra acustica, puliti e piacevoli, o di clavicembalo, è come trovarsi immersi in una epic-soundtrack. Del primo tipo si possono citare la opener di “Lemuria”, intitolata “Typhon”, unico esempio nel promo in mio possesso di ritorno al cantato quasi-death. Altrove, oltre al coro da orchestra tardoromantica, la voce solista si presenta carismatica e ottima per intonare linee vocali tipicamente folk-tradizionali nordiche. “Lemuria”, la title track, è un ottimo esempio di come questo stile canoro si fonda perfettamente nelle intenzioni epiche del coro, un’eccellente e spiazzante esperienza uditiva, una dimostrazione di perfezione sonora senza precedenti; ma soprattutto, un brano che accomoda, seduce e trasporta sentimentalmente. Stesso discorso vale per “Call Of Dagon” da “Sirius B”, mentre i due capitoli di “Kali Yuga” mostrano i Therion preferire pesantezza e songwriting più complesso alla solita grandeur atmosferica.
Vado al di là di ogni giudizio sommario che qui ha poco senso, discutendo solo di metà del lavoro finito e tenendo conto che una struttura più equilibrata sarebbe di ulteriore giovamento. Quello che già si sente promette seriamente bene sia per chi segue i Therion da molto tempo, sia per chi vuole affrontare un’esperienza di ‘symphonic opera’ assolutamente riuscita e di proporzioni erculee.

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