Home > Interviste > Therion: Meriti e peculiarità di un momento prolifico

Therion: Meriti e peculiarità di un momento prolifico

Usciti con un mastodontico doppio progetto, i Therion si apprestano a breve a partire per un tour mondiale che durerà la bellezza di un anno. A qualche settimana dall’uscita del disco sono stato raggiunto telefonicamente da Christofer Johnsson in un caldo pomeriggio in cui il sottoscritto non è riuscito a tirare fuori il meglio da questa intervista, complice pure la freddezza del mastermind dei Therion e probabilmente una giornata no per entrambi. Alcune curiosità sono comunque venute fuori, perciò andiamo al dunque:

Complimenti innanzitutto per il lavoro massiccio e composito svolto per “Lemuria” e “Sirius B”; il promo è stato uno dei nostri highlight.
Grazie.

Cominciamo proprio dal lavoro in studio. Questi due dischi contano 21 canzoni in due ma sembrano una parte di un progetto più grande, che si realizzerà con un terzo disco. Quindi una trilogia?
Sì, Corretto.

Qual è il concept che unisce i tre lavori?
Non c’è concept, è solamente una trilogia di album poiché avevamo scritto molte canzoni.

Giusto, avevo letto nel vostro sito che avevate composto circa 55 canzoni tra il 2002 e il 2003 prima delle registrazioni.
Infatti, e ci sembrava una quantità sufficiente a giustificare tre album. Registrandoli separatamente ci sarebbe stato un grosso dispendio di tempo e di energie, se invece li avessimo registrati tutti e tre insieme avremmo speso troppo tempo e risorse. L’idea migliore ci è appunto sembrata quella di registrare i primi due e tenerci in serbo le canzoni per un terzo disco che registreremo non appena finiremo il tour.

Quindi pensi di rimetterti poi al lavoro sulle tracce già scritte e uscire con un nuovo album l’anno prossimo?
Sì, più o meno sono questi i piani, anche se il 2006 mi sembra più ragionevole come data ipotetica per il terzo capitolo.

Le registrazioni hanno preso un arco di tempo di circa nove mesi, e ci sono state più sessioni di registrazione che hanno coinvolto anche un’orchestra di Praga. In più c’è il vostro Modern Art studio. Com’è stato lavorare ad un progetto così elaborato?
Mah, si è trattato in fondo di organizzarci bene. Molte canzoni erano state composte addirittura ai tempi di “Deggial”, abbiamo diviso le registrazioni in tempi lunghi, concentrandoci su “Lemuria” e “Sirius B” per circa nove mesi come hai detto tu. Praga è una bella città, ho un bel ricordo del settembre dello scorso anno anche se devo dire che per noi non era la prima volta.

C’è qualcosa che menzioneresti in particolare?
Lì hanno alcuni strumenti che in Svezia non sono più usati da tre-quattrocento anni nelle orchestre. A Praga ne hanno di speciali. Poi siamo andati a Copenhagen, dove abbiamo registrato in una chiesa con un organo incredibile.

Parliamo dei testi. Tu sei sempre appassionato di temi religiosi, di miti nordici, di filosofia crowleyana, ecc. Ti sei sempre appassionato di queste cose o è venuto tutto insieme al progetto Therion man mano che componevi la musica e pensavi ai testi?
Sono sempre stato appassionato di occultismo e religione. Dal 1991 in particolare ho cominciato a studiare bene le tematiche in questione. Io in genere vengo fuori con i temi da trattare, poi passo il compito di scrivere i testi a Thomas Karlsson, che ha una laurea in storia medievale e religione. Perciò nel tempo gli ascoltatori hanno potuto notare come negli anni il livello accademico dei testi è certamente andato migliorando.
[PAGEBREAK] Come pensi di ricreare il lavoro di 170 persone in (vari) studi e il sound incredibile dei Therion live questa volta?
Per la precisione 164. Non vedo dove sia veramente il problema quando in un’arena porti una ventina di musicisti tra una piccola orchestra e cantanti. Non è così diverso dall’avere un centinaio di persone come potrebbe sembrare. Useremo due multiple digital table machine per ricreare il sound dell’orchestra, anche perché non ci sarebbe possibilità e ragione di portarci due musicisti extra per premere qualche tasto dal vivo. So che molti la riterrebbero una scelta più autentica, ma credo che al livello di dover ricreare il sound di un’orchestra di quasi cento elementi non sia più credibile l’opzione di assoldare un paio di musicisti. I samples delle tastiere sono troppo grezzi, onestamente non mi piace quel tipo di suono dozzinale.

Concordo pienamente. Poi volevo chiederti qualcosa al proposito del sound classico. Spesso il calore che sprigiona questo tipo di musica, o anche il suo approccio forse un po’ tecnico ma razionale, tende a catturare l’ascoltatore e ad essere più diretto nel comunicare emotività. Pensi che un background classico a livello compositivo e un sound sinfonico siano un vero plus per una band, o che sia semplicemente una scelta artistica equivalente ad altre?
Be’, è soggettivo, non credi? Basta pensare che il modo di ascoltare di ogni persona è unico, una cosa individuale. Non so, per me è una cosa difficile da spiegare. Per me è un mix tra quello che ho sempre amato fare e l’influenza degli ascolti che ho avuto sin da giovane. Nel pop svedese l’uso dell’orchestra è molto diffuso, sin dagli storici Abba, che sicuramente conoscerai. E non solo loro, anche la musica disco aveva molta roba orchestrale. Perciò posso dire di esser stato sin da piccolo, sin da quando ascoltavo musica, abituato a vedere un’orchestra sinfonica adoperata in un contesto. È una questione di apertura mentale; il mio scopo fondamentale è costruire il disco che poi andrei volentieri a comprare.

Quindi gli arrangiamenti sinfonici sono più il frutto di un retaggio culturale che un uso diciamo puntuale, volto a uno scopo preciso?
No, non fraintendermi, io amo la musica classica. Specialmente dal 1997 mi sono addentrato molto approfonditamente nella musica operistica internazionale. Sono un amante del sound epico ed eroico di Wagner, e mi piacciono molto i compositori romantici russi che hanno un grande talento nell’esprimere drammaticità. Ci sono poi sicuramente dei compositori italiani molto validi ma hanno un’affettazione tutta particolare e li avverto spesso gioiosi. Io cerco, anche come influenza per la musica che scrivo, creazioni più eroiche o appunto drammatiche, più cupe. Sicuramente puoi sentire l’influenza di Richard Wagner, alla larga perlomeno, negli album da Deggial in poi.

Credi che il pubblico sia pronto in ogni caso ad un’opera complessa come “Sirius B” e “Lemuria”? Due album in un unica soluzione tra l’altro venduti solamente insieme per i primi mesi…
Dal punto di vista dell’uscita credo che i nostri fans o chi è disposto ad ascoltarci siano più felici di avere più materiale adesso che dover aspettare. Dal punto di vista del gusto, come ti dicevo, questo è soggettivo. I nuovi lavori sono più complessi ma devono fronteggiare perlomeno tre tipi di fans: quelli del primo periodo, che apprezzavano la vena più pesante, quelli che si sono affezionati a “Theli” e “Vovin”, che preferiscono materiale più accessibile quindi, e quelli che amano di più il sound complesso di “Deggial” e “Secret of The Runes”. In linea di massima direi che con i nuovi brani accontentiamo sia chi ama le melodie più catchy che coloro che amano il lato più elaborato dei Therion, ma cambiando non si può evitare di deludere qualcuno, questo l’ho messo in conto. Non escludo tra l’altro che i nuovi pezzi conquistino il favore di un’audience anche più giovane, in quanto il sound di “Lemuria” e “Sirius B” è anche un po’ trendy, visto il sempre più frequente uso di orchestre nella musica di oggi, di cui i Therion sono in parte responsabili. Finora, dai colloqui con i giornalisti, gli album hanno ricevuto una buona critica e mi aspetto perlomeno un discreto successo anche se staremo a vedere come andranno le cose.
[PAGEBREAK] Ho notato che i pezzi in cui avete aumentato la componente atmosferica, cito “Sirius B”, “Lemuria” e “Call Of Dagon”, dimostrano un incredibile passo avanti, persino rispetto a “Deggial” che era il mio preferito finora.
Questo è singolare, e mi dà da pensare bene su quanto hai detto in relazione alle opinioni degli altri addetti alla stampa. Sin dall’inizio abbiamo dovuto divulgare una selezione di canzoni per le copie promozionali, e di tutti quei brani, la band aveva una più o meno omogenea opinione. La casa discografica ne aveva un’altra, completamente diversa. E il punto di vista della stampa o di chi ha ascoltato l’album all’esterno del settore promozionale ha avuto come preferiti brani tutti differenti. C’è chi ha detto che quelli più heavy erano di gran lunga i migliori, chi ha detto i pezzi citati da te, chi altri dove abbiamo inserito delle componenti addirittura rock’n’roll. Questo ci ha dato la sensazione che nel complesso tutte le canzoni o perlomeno in gran parte i nuovi due album si reggono bene. E che quindi era una buona idea uscire con due album invece che a capitoli separati.

Quando partirà il tour? Ci sono progetti per date italiane?
Il tour inizierà ad Agosto toccando il Sud America prima. A Settembre sarà già chiaro con chi suoneremo di supporto negli States. Sarà un po’ come tornare agli esordi del gruppo ed essendoci l’impossibilità di trasportare in aereo parte delle nostre strutture faremo brani più immediati. È il nostro primo tour che tocca Stati Uniti e Canada, speriamo di poterci guadagnare un buon seguito e fare dei concerti validi. Al ritorno, in autunno, ci sarà il tour europeo e nel 2005 toccheremo i Paesi in cui non saremo ancora stati. Parlando dell’Italia, abbiamo già fatto dei tour a Milano, Torino, a Venezia, ritorneremo sicuramente nel nord. Non vedo quindi alcun problema nel toccare l’Italia come abbiamo fatto ogni anno.

Normalmente suonate in grandi arene per esaltare coreografia e per esigenze acustiche o siete affezionati anche ai piccoli club?
No, in realtà suoniamo in tutte le occasioni. Ci capiterà di suonare in piccoli stadi e in Mexico City addirittura in un teatro di 2300 posti, che è abbastanza grande. Ma faremo anche date in posti più intimi, come in Europa spesso capita di suonare in posti con non più di 1500-1600 persone. In Germania spesso la scelta tra pochi shows ma grandi e più show ma in piccoli posti ricade sulla seconda opzione. Dipende infine dal giorno in cui si decide di suonare. Giornate come il lunedì o il martedì mettono in conto che molta gente non si muoverebbe per la stanchezza accumulata durante i weekend e l’inizio della settimana di lavoro. Nei weekend c’è più possibilità di avere un pubblico più numeroso e ha più senso prenotare posti con maggiore capienza. Una cosa molto importante è per noi mantenere una elevata frequenza di date. Senza una continuità non c’è solo un allentamento della tensione ma anche il problema dei giorni liberi. Quando sei in tour su un bus normalmente i giorni liberi capitano sempre distanti dalle città, in mezzo al nulla, dove dalla tensione del palco passi alla noia totale. C’è sempre da sperare di capitare vicino a Parigi o Berlino quando ci sono momenti di pausa, perlomeno puoi farti una birra e parlare con qualcuno, ma nella maggior parte dei casi restiamo fermi nel bus tour, con birre e a suonare fermi vicino all’autostrada, oppure in una stazione di servizio che ci fornisce l’elettricità.

Ok, grazie per l’interessante intervista. Ci vedremo in tour quest’anno o all’inizio del prossimo
Sicuramente faremo una puntatina entro la fine dell’autunno. Almeno una. Grazie a te. Ciao.

Innegabile come l’orgoglio per il proprio lavoro abbia frenato gli inizi. Poi, conquistata la fiducia dell’interlocutore, è emersa un’inaspettata disponibilità. Forse per questo non gestibile od imprevedibile, ma certamente interessante per delineare in Johnsson una personalità analitica ed introversa, molto sfaccettata e tutt’altro che ruvida o spigolosa.

Scroll To Top