Home > Recensioni > These New Puritans: Field Of Reeds

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Botanica e cose così

Thomas Hein, Jack e George Barnett sono tre giovincelli ormai stabili a Londra che si compiacciono nell’essere definiti i nuovi puritani. “Field Of Reeds”, letteralmente ‘campo di canne’ (botanicamente parlando, eh), è il loro terzo album, una roba inaspettata se vogliamo essere giudiziosi.

Perché sì, dopo i movimentati pezzi dei precedenti lavori- “Elvis” e “Chamber” sono magistrali a riguardo-, caratterizzati da un’elettronica nutrita dai synth e dall’art rock, è giunto il tempo del neoclassicismo; minimalista, etereo, senza linee sporcate appositamente come nell’esordio. L’omogeneità sintomatica del disco ha grandi parentesi di cupezza (“Spiral”), che sfociano nell’apice, bellissimo apice, rappresentato da “Fragment Two”.

Ciononostante, si cade spesso nel vuoto melodico e nell’eccessivo richiamo delle influenze.

Insomma, i These New Puritans avevano in mente una cosa grande e meravigliosa, ma purtroppo le loro manine non sono riuscite a tradurla al meglio.
“Fragment Two” riesce a strappare la sufficienza totale dell’LP, che altrimenti sarebbe caduto nell’abisso del dimenticatoio.
Il pianoforte e gli strumenti classici accostati alla guida elettronica/drone sono geniali a loro modo, peccato che lo spettro di Thom Yorke e soci compaia svariate volte lungo il percorso.

Pro

Contro

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