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Troppo zucchero guasta la salsa

Nati ad Ischia, un’isola non certo centrale nelle rotte del rock, i Thisorder approdano sulle rive della pressoché inesistente scena hard & heavy italiana alle redini della loro prima prova in studio: “Inner Island”. Registrato, prodotto e mixato dalla band stessa tra Roma e la loro isola natia e masterizzato allo Sterling Sound di New York, il disco si presenta come un ricco concentrato di rock dalle mille sfaccettature, forse anche troppe.

Su un substrato principalmente hard rock di dichiarata matrice novantiana il combo campano gioca continuamente tra rimandi e citazionismi che vanno dallo stoner dei Kyuss, e di riflesso a quello dei Queens Of The Stone Age, fino al rock progressivo dei Porcupine Tree.

Quello che dovrebbe in teoria essere il grande pregio dell’album, ovvero la sua apertura a 360 gradi verso realtà musicali diverse, risulta alla fine dei giochi il suo principale difetto. Le tante autorevoli influenze sono decisamente mal amalgamate tra loro e i brani di riflesso suonano in maniera molto differente l’uno dall’altro. Un po’ di coerenza e unità stilistica in più non avrebbero fatto che bene.

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Contro

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