Home > Recensioni > Threshold: Critical Energy
  • Threshold: Critical Energy

    Threshold

    Loudvision:
    Lettori:

Bella scaletta

Lo Jupiter di Gustav Holst dà inizio al primo vero lavoro live dei Threshold, se consideriamo la esigua durata di “Livedelica”. L’intro dal poema sinfonico “Planets” dà il la a due ore di ottimo prog metal, eseguito da questi ragazzi inglesi in una sera di giugno a Zoetermeer in Olanda. L’album può essere diviso in due tronconi: il primo CD con i pezzi più orecchiabili e di facile ascolto; il secondo con i brani più complicati e forse più intriganti della intera discografia del gruppo: in due parole quelli che sono diventati i classici del combo anglosassone. La band attinge a piene mani da tutti i dischi pubblicati, dando maggior risalto a quelli recenti, “Hyphotethical” e “Critical Mass”. Come prevedibile, compaiono anche un paio di tracce acustiche a seguito della realizzazione dello splendido CD del fan club, “Wireless”. In realtà, questi non sono pezzi comparsi sul disco unplugged, ma sono suonati perfettamenti e fanno da apripista alla canzone forse di maggiore resa di tutto i 120 minuti: la cosiddetta hybrid version di “Narcissus”, composta da una prima parte acustica e molto rilassante e una seconda elettrica e furibonda, in cui Karl Groom sfida a suon di duetti Richard West. Mac al microfono si destreggia piuttosto bene anche nelle songs in cui cantavano originariamente Glynn Morgan e Damian Wilson, ma purtroppo, nonostante la buona volontà, bisogna ammettere che in tali brani non eguaglia il livello dei suoi predecessori. Soprattutto “Innocent,” cantata da Morgan era un’altra cosa. Da aggiungere il discreto lavoro al basso di Steve Anderson, che non fa rimpiangere il fuggiasco Jon Jeary, fondatore del gruppo. Forse, una delle poche note stonate della scaletta è la mancanza di “Ravages Of Time”, però recuperata nei contenuti speciali del DVD. Per il resto, come direbbero i latini: nulla quaestio.

Scroll To Top