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A sette anni di distanza rivede la luce “Extinct Instinct”, pubblicato originariamente per la Gep Limited di Martin Orford e ormai da un bel po’ di tempo fuori produzione. Il terzo disco della band anglosassone si rivela uno dei migliori album della intera discografia, molto innovativo per l’epoca, decisamente complesso, ma allo stesso tempo molto coinvolgente. Considerato dai più come il più progressive di tutti i lavori, effettivamente dimostra una notevole ricerca sonora, dimostrabile anche dall’utilizzo di alcuni loops, veramente all’avanguardia per l’epoca. Vi è anche una sapiente miscela di momenti decisamente heavy, in stile davvero metal, con aggiunta di alcuni cori sovraincisi (in alcune occasioni ci sono almeno ottanta voci sovraincise) e momenti di prog rock old style di gran classe, come l’assolo di Karl Groom in “Eat The Unicorn” (al minuto 6:48 per la precisione). Pur essendo stato scritto originariamente in gran parte per la voce di Glynn Morgan, che invece abbandonò il gruppo prima della pubblicazione del CD, “Extinct Instinct “non perde minimamente in qualità grazie al ritorno, seppur momentaneo, di Damian Wilson, capace di sfornare ancora una volta una ottima prova. Come in ogni creatura dei Threshold, non manca il momento della ballad: in questo caso, però, a Clear si aggiunge Mansion, all’epoca apparsa soltanto sulla versione giapponese del disco. Le altre bonus tracks sono le versioni tagliate di “Exposed” e “Virtual Isolation”, pubblicate nel 1999 su “Decadent”, primo CD del fan club della band.

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