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Threshold: Speranze e dubbi del prog metal inglese

Pur non segnalandosi come disco epocale, “Critical Mass”, degli inglesi Threshold, si segnala sicuramente tra le pubblicazioni più interessanti del 2002, in campo prog. Ciononostante si potrebbe appuntare al combo capitanato dal tastierista Richard West una certa staticità del Threshold-sound, forse troppo fedele alle proprie radici: ma è lo stesso West, rispondendo a domanda precisa con disarmante lealtà, obiettività e semplicità, a spiegarci un po’ come stanno effettivamente le cose.
Procediamo con ordine, però, prima parlavamo di “Critical Mass”…

Well, è il sesto album dei Threshold, è la seconda volta che facciamo un album con la stessa line-up del disco precedente, e questo fatto è molto importante per la band: oltretutto è stato anche molto utile, perché siamo cresciuti molto insieme. In sette anni di carriera questo non era mai potuto accadere, e un nuovo album dei Threshold significava l’ingresso di nuove persone in line-up, e bisognava conoscersi e imparare a capirsi. Questa volta invece ci conoscevamo già, riuscivamo a capirci senza perdere troppo tempo, e si è venuta a creare un’atmosfera quasi come se fossimo una famiglia.
Tornando al disco: per noi è coerente, più progressivo del precedente disco, “Hyphothethical”. Probabilmente “Critical Mass” ha bisogno di due, tre ascolti in più per poter essere veramente apprezzato, mentre “Hyphothethical”, forse, era un disco più diretto. Per tutti i membri, questo è il miglior album finora realizzato dalla band.

Come mai avete scelto un titolo come “Critical Mass”? Se non sbaglio dovrebbe avere a che fare con la Fisica, vero?
Be’, più o meno, la copertina del disco ha a che fare con la Fisica.
Questa è la prima volta che scegliamo, come titolo dell’intero album, quello di una canzone in esso contenuta. È uno di quei titoli che hanno significati diversi: può descrivere un gruppo di persone che s’ingrandisce sempre più, fino a raggiungere la “massa critica”, prima che esso diventi un un gruppo religioso, un partito politico… o una rock band! (ride. N.d.R.).
Può descrivere quella situazione nella quale si ha un sogno, che continua a crescere fino a quando non raggiunge una “massa critica”, e quel sogno diventa la tua vita.
Perciò per noi un titolo come “Critical Mass” riesce un po’ a rappresentare tutti i vari argomenti dei testi delle canzoni.

Io credo che la musica dei Threshold sia una specie di prog metal “classico”, filtrato attraverso l’esperienza musicale di band come i Genesis, soprattutto quelli dell’era Phil Collins: perciò nella vostra musica è possibile trovare tanta melodia, belle atmosfere, arrangiamenti raffinati, parti strumentali non proprio “acrobatiche”: questa è la caratteristica che vi differenzia dalla concorrenza, secondo me. Sei d’accordo?
Sì, sono d’accordo.
“Acrobatiche” rende molto bene l’idea: capisco esattamente cosa vuoi dire!… (ride N.d.R.). Credo che sia qualcosa che abbia a che fare con gli inglesi in genere: noi non siamo così egocentrici, non ci interessa metterci troppo in mostra. Agli americani piace far vedere quanto sanno andare veloce sullo strumento. Prendi gli italiani: voi ci mettete “passione” in quello che fate. Questo viene fuori quando parlate, quando suonate. Per gli inglesi credo proprio che sia una cosa del genere: siamo più “tranquilli”. Non è mai nostra intenzione sederci, e far vedere alla gente quanto siamo bravi, quanto sappiamo suonare veloci, o quanto siamo intelligenti. Noi siamo più interessati a “come suona” una canzone nel suo complesso.

Mi è sembrato che su per “Critical Mass” si sia fatto un uso dell’elettronica differente da quanto fatto, per esempio, su “Hyphothethical”. Sbaglio?
Sì (un po’ titubante, a dire la verità… N.d.R.). È un qualcosa che abbiamo sempre voluto portare nella nostra musica. Ricordo che nel 1997, quando abbiamo pubblicato “Extinct Instinct”, parlavamo della possibilità di usare sample, ma all’epoca decidemmo di adottare un sound più “classico”, perciò non se ne fece poi nulla. Con “Hypothethical” abbiamo ripreso questa componente e sì è perfettamente integrata nel sound della band. La stessa cosa è per “Critical Mass”… Non è stata tanto una scelta, quella di cercare di portare avanti questo discorso, quanto lo è stata quella di fare semplicemente quello che ci piace, nel complesso funzionava, e siamo stati liberi di fare quello che più volevamo.
[PAGEBREAK] Hai usato particolari software per le parti elettroniche o per le tastiere?
Sì, abbiamo usato parecchie cose. A casa uso il CUBASE, ma quando andiamo in studio usiamo il CUBASE insieme al PRO TOOLS. Molta parte dell’album è stata realizzata con il PRO TOOLS. Credo che quando hai un’idea ben precisa di quello che ti serve e che vuoi fare, bisogna utilizzare qualunque cosa possa permetterti di raggiungere il tuo obiettivo: softwares, sample, loop… Tutto, tutto ciò che funziona!

Ora una domanda un po’ provocatoria: si sente dire in giro che i Threshold sostanzialmente fanno sempre lo stesso album: cosa risponderesti ad una affermazione come questa?
Le canzoni sono scritte principalmente sempre dalle stesse tre, quattro persone, perciò è quasi ovvio ritrovare delle somiglianze all’interno dei vari album. Ma penso che questo sia importante per una band: saremmo dei Threshold diversi sennò. Ognuno di noi può decidere di incidere un album solista di rock, pop, jazz o quant’altro, ma come band abbiamo deciso di avere uno stile preciso. Penso sia importante per una band mantenere una propria precisa identità. È importante che chi compra un CD possa dire “Ah sì, sono i Threshold, li riconosco!”!… Come band, noi facciamo quello che ci piace, se ci sono differenze tra un album e l’altro, è perché le abbiamo volute. Se non ci sono, è perché non le abbiamo volute.

Quando scrivi una canzone, hai un’idea ben precisa di quello che verrà fuori, e riesci a scriverla tutta in poco tempo, oppure scrivi in differenti momenti, mettendo insieme idee differenti, venute fuori in momenti differenti?
Dipende dalle volte. Credo però che l’idea fondamentale del pezzo, sia in ogni caso ben presente nella tua mente già all’inizio del processo di songwriting, anche soltanto in forma grezza: lo sai se vuoi scrivere una ballad o un pezzo più tirato, o chissà che cosa.
Solitamente le idee mi frullano in testa per un tre, quattro settimane, e si sviluppano, durante tutto questo periodo. Perciò posso ben dire che dal momento che s’inizia a scrivere una canzone, fino al momento in cui la si finisce, le cose possono cambiare anche radicalmente. Ricordo quando ho finito di scrivere “Angel”, contenuta in “Clone”, avevo scritto sei o sette parti differenti, e alla fine, quando ho terminato la canzone, sono scomparse tutte e il pezzo era completamente diverso rispetto alla sua prima stesura.
Penso sia molto frustrante iniziare a scrivere una canzone, sapendo già da subito cosa starai per ascoltare, non è una cosa tipo “Che cosa sarà, alla fine?”. Ma è solo una parte del processo.Diciamo che preferisco che le idee maturino nella mia mente, prima di registrare qualunque cosa.Di solito quando entro direttamente in studio per registrare qualcosa, è perché registro giusto le idee di base, poi magari a distanza di mesi finisco di rimodellarle e così nasce la canzone.

Provate spesso, come band? Suoni molto anche da solo, magari continuando a studiare lo strumento.
No, i Threshold non sono un gruppo che si basa poi così tanto sulla tecnica. Suono praticamente tutti i giorni, tengo presente la teoria musicale e strumentale, ma non cerco di tirare fuori la musica dai libri, perché quello che voglio fare non è suonare la musica contenuta in qualche libro, ma quello che viene dalla mia mente, e penso che per il resto della band sia lo stesso. Per le prove, tutti noi di solito proviamo individualmente. Proviamo tutti insieme magari alla vigilia di un tour, o qualcosa del genere: penso che sia una pratica piuttosto singolare.
All’inizio eravamo simili a tutte le band esordienti, provavamo tutti i sabati, tutte le domeniche, o di sera, riuscivamo a fare concerti ogni settimana. Ma col passare del tempo, la routine settimanale è scomparsa, sono arrivati i tour, e tutto è focalizzato sul tour europeo. Così magari non fai concerti per un anno, ma poi hai il tour europeo e allora vai a provare per un mese o due di seguito, e questo metodo sembra funzionare bene.
È qualcosa di veramente miserabile suonare ogni settimana nei pub, davanti a gente che probabilmente non ti ascolta nemmeno, è molto frustrante… In tour è completamente diverso!

Quali sono le tue maggiori influenze?
Well, le mie influenze, così come quelle di tutti gli altri membri della band, vengono tutte dagli anni ’70. Prima parlavamo di Genesis, ma direi anche Yes, Rush, poi Deep Purple, Black Sabbath… e altre band inglesi. Credo che l’Inghilterra fosse un ottimo posto nel quale vivere negli anni ’70, per quel che riguarda la musica.
Allo stesso tempo ascoltiamo anche molta musica contemporanea. in giro ci sono tante band valide, per esempio i Linkin’ Park che stanno scrivendo delle canzoni molto buone, e stanno riportando il metal nelle charts. Ci sono anche molte progressive metal band molto interessanti…

Hai mai pensato all’idea di realizzare un album solista?
Sì, molte volte, ma poi ho dovuto abbandonare l’idea.
Ora sto pianificando un album con mia moglie… come Ritchie Blackmore (ride… N.d.R.)! Sì, abbiamo avuto la stessa idea! Però il mio sarà piuttosto diverso dai suoi ultimi dischi: sarà piuttosto simile al sound dei Threshold, ma senza chitarre così potenti, e senza essere così progressive. Volevo farlo già da un po’ di anni, e ora passeremo i prossimi quattro mesi a registrarlo, perciò dovrebbe essere pubblicato l’anno prossimo.. eh sì, ha bisogno di tempo! (ride N.d.R.) Vorrei riuscire a realizzare anche un album completamente strumentale, ma quello non è un progetto imminente, che forse si farà, un giorno…

Qual è la tua opinione sulla scena progressive, in Inghilterra?
Be’, a dire la verità negli ultimi dieci anni è rimasta praticamente cadavere: c’erano solo poche band, per esempio Pendragon o Arena, ma erano davvero troppo poche per poter dire che ci fosse una vera e propria “scena progressive”, era molto underground. Oggi le cose iniziano a cambiare, abbiamo suonato in un festival a Blodstock, e c’erano molte band importanti come Gamma Ray, Blind Guardian e siamo rimasti sorpresi che ci fosse così tanta gente: forse le cose iniziano a cambiare. Di certo gli anni ’90 sono stati un brutto periodo per la musica e spero davvero che le cose cambieranno, in futuro.

Una speranza che tutti i progster sicuramente condividono.

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