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    Thus:Owls

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Stoccolma squinternata

“E così: gufi”.
Il nome del gruppo di per sé non ha un senso, ma a noi non interessa l’aspetto esteriore.
Come predica un vecchio detto, mai giudicare un libro dalla copertina. E, di fatto, a noi non resta che ascoltare silenti e vigili, tanto quanto un animale che attende la preda.
Così, d’impatto, i Thus:Owls danno l’idea di una follia intrinseca di fondo, quella pazzia che, nonostante il caos tutt’intorno, è capace di ordinare secondo un filo logico il divincolarsi delle note, strutturate in sinfonie leggere e sperimentali.
Sono gli strumenti classici ad avere la meglio: il pianoforte che sa essere dolce ed amaro, il contrabbasso e qualche violino, le percussioni temperate, coronati nell’insieme dalla voce femminile, eterea e limpida.

Persino da come si vestono, Angela e Simon Angell, Martin Höper ed infine Ola Hultgren ricordano un ensemble di artisti con la A maiuscola, di quelli che si vedono esibirsi agli angoli delle affollate strade delle metropoli o negli smisurati parchi dei capoluoghi d’oltremare, dove i passanti si fermano incantati a guardare le performance dei musici, al confine con l’arte circense.
Chi non conosceva ancora questa band di notevole talento, presto riuscirà ad apprezzarla, superato l’ostacolo dell’incomprensione del primo momento.

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