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Ti spio, non ti spio, ti spio, non ti spio…

Questo è il Paese dove tutto è approssimato e traballante, tanto che la Torre di Pisa dovrebbe essere raffigurata sulla bandiera, quale simbolo di una nazione perennemente obliqua.
Così, tutto diventa “enterteinment” (“panem et circenses” dicevano i latini), un arguto rimedio per distrarre il cittadino dai problemi. Tra i vari circenses, insieme al Grande Fratello, al Festival nazional-popolare, al fantacalcio e Pippo Baudo c’è la Cassazione, l’organo preposto alla nomofilachia. Del resto, le istituzioni sono da sempre al servizio del cittadino. Ed anche in questo si dimostrano fedeli al loro compito.

Tempo fa vi avevamo ammonito: i giudici di piazza Cavour ritengono ormai costantemente che navigare su internet durante le ore di lavoro è suscettibile di rompere quel rapporto di fiducia e lealtà tra datore di lavoro e dipendente; tant’è che, nell’ambito del pubblico impiego, tale condotta integra il reato di peculato.
Nessuna sorpresa dunque se, in presenza di una simile contestazione, vi doveste vedere recapitato un licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

Ma oggi la Cassazione (sent. 4375/10) ripete un altro principio, già affermato in modo categorico dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori: spiare il personale dipendente è illecito, se non in presenza di particolari adempimenti previsti dalla legge. Spiega, a riguardo, la Suprema Corte, che è vietato sorvegliare il dipendente in ufficio, anche attraverso un controllo informatico centralizzato, disposto dall’azienda al fine di monitorare il traffico “non autorizzato” su internet.

La Cassazione, per la quale comunque la navigazione è di per sé lecita se avviene in modo oculato e senza eccessivi abusi (per es. in pausa pranzo o per pochi minuti), ha quindi respinto il ricorso di una nota casa farmaceutica che già aveva perso il giudizio di appello relativo al licenziamento di una propria dipendente.

Dunque – se abbiamo capito bene – il dipendente non può navigare in modo sconsiderato su internet durante le ore di lavoro, ma il datore di lavoro, che in teoria sarebbe autorizzato in questo caso al licenziamento, non può, né deve, saperlo…
Come dire che non si può andare veloce con l’auto e, nello stesso tempo, è illegittimo il controllo con l’autovelox. Ma questa è un’altra storia…

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