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  • Tiamat: A Deeper Kind Of Slumber

    Tiamat

    Data di uscita: 01-01-1996

    Loudvision:
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Il dolce sapore d’ On-Ero

Un po’ come fu per “Sin/Pecado” dei Moonspell, anche i Tiamat dovettero, per evolversi, a seconda, nel bene o nel male, transitare nel dark più introspettivo. “A Deeper Kind Of Slumber” s’inarcò infatti, nel 1997, come ponte tra l’estrema riva del passato (“Wildhoney”, 1994), e la melodica futura (“Skeleton Skeletron”, 1999); una volta passati sull’altra sponda, il neo(nato)-goth(ic) degli Svedesi demolì definitivamente quanto appena costruito, abortendo a priori un potenziale embrione di desiderio di rifecondazione.
Dopo un’opener come “Cold Seed”, piuttosto spigliata e compressa nei tempi, ci ritroviamo ad ascoltare neve urbana che si scioglie al sole, lentamente e fluidamente; una proposta elettro-dark che scivola in un ambient plumbeo ed asfittico, canaletti di scolo a guidare nell’abisso rivoli di perdizione. Una calma ipnotica ed assorta guida ogni singolo movimento strumentale, dalle chitarre introvertite alla sessione ritmica introversa, dagli arrangiamenti onirici alle linee vocali straziate e spossate da familiari incubi. Le composizioni di Johan Edlund, indugiano lungamente sugli stati d’animo, impregnando carne ed ossa di torpori stupefatti, mentre il pensiero si congiunge a drogate e disturbate visioni. Incursioni di strumenti classici quali flauto, archi e sitar, di vocalizzi femminili, nonché di parti dal mistico orientaleggiare, ci tengono saldi a terra, mentre lo spirito (con)turbato aleggia divagando in claustrofobiche celle di delirio e disillusione… Tra il viaggio e l’esperienza. Tra il sentire e l’immaginare. Tra ciò che siamo e ciò che vorremmo/potremmo essere.

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