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Album onesto ma nulla più

In occasione dell’immininente uscita del prossimo disco dei Tiles, “Window Dressing”, l’Inside Out ha colto l’occasione per ripubblicare i primi tre lavori della band americana, da qualche anno ormai fuori produzione. “Fence The Clear” è il secondo disco della discografia dei progsters statunitensi, originariamente prodotto nel 1997. Per comprendere in poche parole che tipo di musica propongono i Tiles, è sufficiente una semplice proporzione: i Tiles stanno ai Rush, come i Vanden Plas stanno ai Dream Theater. Insomma, il loro problema principale è che mancano assolutamente di personalità. Ripercorrono in maniera sostanzialmente pedissequa i passi del gruppo canadese. Non è un caso che il produttore di questo album sia Terry Brown, già collaboratore del trio proveniente dalla nazione della foglia d’acero. La musica è decisamente complessa nella sua struttura, ma piuttosto orecchiabile nei ritornelli e nelle fasi più melodiche. È tale connotazione che salva questo lavoro, perché altrimenti non sarebbe da ascoltare nemmeno per un paio di minuti. Oltetutto la voce di Paul Rarick, pur piuttosto buona, non è minimamente raffrontabile a quella di Geddy Lee; la tecnica dei musicisti non è assolutamente da mettere in discussione, ma non basta a smuovere questo disco da una sufficienza stentata. In più i progressi rispetto al primo Tiles sono veramente minimi; di conseguenza “Fence The Clear” può essere visto come un onesto album di una band in divenire.

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