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Tim Ripper Owens: Keep it heavy

Irruento ma coinciso, l’ormai celebre singer statunitense Tim Owens si concede alle domande di LoudVision. Il suo nuovo disco solista, “Play My Game”, mette in mostra il risultato di anni e anni al servizio di Judas Priest, Iced Earth e in ultimo anche Yngwie Malmsteen. La soddisfazione è nell’aria e Tim non fa nulla per nasconderlo. A lui la parola dunque.

Ciao Tim! Che ci racconti del primo album a tuo nome? Non c’erano i Beyond Fear come tua band personale? Ammetterai che sia la line-up che la musica non differiscano così tanto…
Ciao. Non credo che la line-up sia davvero la stessa! Fammi ricordare… ci sono Bob Kulick, Bruce Kulick, Steve Stevens, Jeff Loomis, Michael Whilton, Billy Sheehan, Tony Franklin, Chris Caffery, David Ellefson e altri ancora! Ahahah! Ho sempre sostenuto che i Beyond Fear fossero una band, mentre questo è un cd solista. Sei il primo a dirmi che si somigliano, quando avevo fatto uscire Beyond Fear tutti avevano detto che somigliava ai Judas Priest, ahaha! Mi sto divertendo, per questo ho fatto questo cd solista!

Qual è quindi la tua proposta musicale stavolta?

È hard rock-metal old school, quasi del materiale mid-tempo. Sì, direi che proprio un disco che guarda al passato, a musica che io amo. Un sacco di gente ha detto che questo è il mio miglior disco e io sono d’accordo con loro.

Il titolo, “Play My Game”, dice tutto riguardo al fatto che la musica proposta nel disco sia interamente la tua. Ma contiene qualche altro messaggio?
No, direi che dice proprio tutto. Ascoltando il disco fai il mio gioco! Se non vuoi farlo, non comprarlo, ahahaha! In verità è stato ispirato direttamente dal Nascar, il torneo di corse automobilistiche in un circuito circolare ad altissima velocità. Prendere questa frase per farne il titolo del cd mi sembrava molto figo perché avrebbe suonato come “Vieni a giocare con le mie regole!”.

Hai contattato tu i tuoi ospiti uno ad uno o il progetto è stato elaborato in un’altra maniera?
Il progetto è cresciuto da solo col passare del tempo. Io avevo un’idea di partenza, ma gli ospiti arrivavano giorno dopo giorno, ahahaha! Ed è stato fantastico, perché tutti hanno suonato benissimo.

Leggo che molte canzoni sono state scritte da te insieme al tuo chitarrista John Comprix e a B. Kulick. Quale dei due? In ogni caso sei un co-autore nel tuo disco solista, no?
Si tratta di Bob Kulick, il fratello del più famoso Bruce. Ho scritto metà delle canzoni, mentre l’altra metà l’ho scritta con degli amici come Bob, Chris Caffery, Mike Callahan e John Comprix. Volevo aggiungere altre sonorità alla musica del disco.

Di cosa parlano i testi?
Di un po’ di tutto: alieni, morte, credere in sé stessi, esperienze passate, macchine da corsa, problemi globali e altre cose diverse. Adoro lavorare in maniera che, ogni volta che mi siedo per scrivere, non saprò mai in anticipo cosa andrà a passarmi per la testa.

Ora che è nato il tuo progetto solista, pensi che non lavorerai più in band in cui tu arrivi come il sostituto di qualcun altro?
No, io amo cantare metal e sfruttare le occasioni che mi concedono di farlo. Si vive una volta sola e se non ti applichi il più possibile poi ti guardi alle spalle e provi rimorso. Io ho avuto i Judas, gli Iced Earth, Yngwie, i musicisti dei Beyond Fear e il mio cd solista. Così mi dico: “è stato grande!”
[PAGEBREAK] Grazie ai tuoi trascorsi, puoi affermare di avere imparato qualcosa di importante riguardo all’industria musicale?
Sì: sii sempre te stesso e non mentire né dare impressioni sbagliate agli altri. Non lo dimenticherebbero! Io voglio essere ricordato come un tipo a posto all’interno dell’industria, esattamente come le persone con le quali ho lavorato.

Ora la concentrazione è intorno al disco. Ma arriverà il momento di suonarlo al di fuori degli Stati Uniti?
Certo, ma non da voi per ora. Ho alcuni spettacoli in programma a supporto degli Heaven & Hell a cominciare dal 4 giugno a Oslo. Così suonerò allo Sweden Rock e al Download Festival. Ho con me una band eccezionale, con John Comprix, David Ellefson, Chris Caffery e Simon Wright. Se non sono dei mostri questi!

Hai collaborato con Malmsteen l’anno scorso. È il perfezionista di cui tutti dicono?
Devo dirlo, Yngwie mi ha lasciato essere me stesso e questo è stato confortante. C’era un sacco di divertimento in studio e del gran materiale su cui lavorare. Non potevo chiedere di più.

Perché usi ancora il soprannome “The Ripper”, così legato all’epoca dei Judas?
Mi è stato dato nel 1996. È il nome che il 90% della stampa e il 95% dei fan usa per riferirsi a me. Non me lo sono scelto, ma è solo un nickname e a me piace, in fondo.

Cosa ricordi dei tempi della tua cover band dei Judas?
Era divertente. Lo facevamo solo per avvicinarci alla band che amavamo e che sembrava così lontana. Ma la cosa buffa è che ho suonato con loro per un anno, ma i Judas mi hanno chiamato solo dopo che ne ero uscito da un altro anno per fare altro.

Sul tuo MySpace pubblicizzi una linea di abbigliamento chiamata “Hatewear”. Ma il buffo è che proprio sopra scorrono le immagini della tua famiglia felice!
Ahah! Sì, è divertente. I miei figli mi stanno correndo intorno proprio ora! Mi faccio coi miei drink energizzanti Monster e indosso maglietta e cappellino della mia linea, però in fondo sono un uomo di famiglia! Ma a parte questi articoli, sono così occupato coi miei progetti nel campo musicale che alcuni amici si preoccupano per me. Ma se ne arrestassi qualcuno per lavorare al Wal-Mart, credo che la cosa sarebbe terribile per me, ahah!

Finita l’intervista, The Ripper ci saluta con un sonoro “Keep It Heavy”. Altrettanto amico!

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