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Piccoli derivativi crescono

Con “Loss Angeles” arrivano al terzo album i nordici TOC, una band fino a poco tempo fa conosciuta con il monicker di Throne Of Chaos. Pensare al nomignolo di “fratellini dei Children Of Bodom”, affibbiato alla band all’indomani della pubblicazione del debut album “Menance And Prayer” (2000), fa oggi sorridere, considerando la notevole evoluzione che da quell’album, passando per l’interessante “Pervertigo” del 2002, ha portato i Nostri da uno scompartimento facilmente e maliziosamente catalogabile, a una dimensione molto più personale alla quale, nel complesso, vanno stretti i comparti di genere a tenuta stagna.
Qui si va dal dark metal al thrash, dalle clean vocals al growl, dall’efferatezza alla melodia, da atmosfere più rilassate e serene ad altre più sinistre ed inquietanti – l’unico denominatore comune di tutta la musica qui racchiusa è l’inquietudine e la malinconia che accompagna lo scorrere di questa nuova fatica dei TOC.
Proprio da un caos creativo quanto mai benigno ed ispirato, “Loss Angels” prende vita e si permette di accoppiare suggestioni melodiche vicine ai Pain Of Salvation più intimi, come in “Mary Lou Is Dead”, a rabbiose incursioni nel death/thrash svedese di “Break-A-Neck” (un titolo che è un programma); metal dall’impostazione più classica, ma dall’attitudine sonora assolutamente moderna (i Friedman studios ci avranno messo lo zampino), nonostante l’hammond che compare nel chorus, per “Acid Highway”, accanto all’elegante prog-rock, influenzato dai Queensryche, di “Gothamburg”. Troviamo ancora la melodia e le chitarre elettriche di “Blue Lady”, il rock di “Wait”, i richiami stilistici ai Pain Of Salvation nell’introversa “Bite The Bullet” e infine due cover, a regalare ulteriore valore a questo lavoro: “Smoke On The Water”, Deep Purple, ipervitaminizzata e nevrotica, un po’ nella vena della “Highway Star” coverizzata dai Metal Church, sebbene i TOC sembrino spingersi anche oltre, con tanto di cori growl nel chorus (“The fire in the sky! The fire in the sky!…”), e la bonus track “Night Crawler”, Judas Priest, piuttosto fedele all’originale, che è poco più che un gustoso filler.
Ispirazione e freschezza d’idee sono altri due elementi che sicuramente fanno bene, e tanto, al risultato finale raggiunto da “Loss Angeles”, un album che, nonostante la tante carne al fuoco, risulta piuttosto godibile già dai primissimi ascolti, sebbene sia soltanto con gli approfondimenti successivi che si riesce a cogliere l’integrità di un’opera che mal gestita avrebbe potuto risultare un noiosissimo malloppone inorganico. Il nuovo TOC, invece, è un cocktail gustoso, che potrebbe andare di traverso solo a chi mal digerisce gli accostamenti inusuali di sapori. Per tutti gli altri, invece, è un’uscita da non sottovalutare.

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