Home > Recensioni > Today Is The Day: Axis Of Eden

Se volete la pace…

Steve Austin ha sempre fatto più o meno quello che ha voluto. Ha coltivato talenti: Brann Dailor suonava su “In The Eyes Of God”, per dirne una. Ha pensato e pubblicato dischi esagerati, ostici e artisticamente superiori, uno su tutti l’allucinante doppio “Sadness Will Prevail”. Ma soprattutto ha sempre scritto grande musica, sin dal debutto “Supernova”.
Ecco perché le aspettative su questo disco erano elevatissime. Perché un disco nella media come il precedente “Kiss The Pig” non era da lui, perché questa volta le premesse/promesse erano quantomeno stimolanti e perché uno come lui non sbaglia due dischi di fila.
Le prime sorprese di “Axis Of Eden” arrivano dalla line-up: dietro le pelli, il reverendo Austin ha reclutato Derek Roddy, già con Hate Eternal e Nile. Un batterista death metal in un disco dei Today Is The Day può funzionare? E soprattutto, come si può sposare con la “psichedelia pinkfloydiana” promessa nelle interviste dei mesi passati?
Be’, bastano pochi secondi dell’opener “I.E.D.” per fugare qualsiasi dubbio e tornare a sorridere (?). Un minuto e diciotto secondi di tappeto di doppia cassa, chitarre marcissime che riportano ai fasti di “Sadness…” e la solita voce isterica di Austin. “Una mazzata”, la definirebbero i manuali di musica. Quello che colpisce davvero, soprattutto a partire dalla successiva “Free At Last”, è il modo in cui, sul “solito” canovaccio noise, Austin ha inserito riff e pattern di batteria profondamente metal. Più di quanto abbia mai fatto prima d’ora. Blast beat, chitarre che ricordano i Morbid Angel, tastiera acida e voce pulita? Incredibile dictu, funziona alla perfezione. I Today Is The Day non si sono snaturati, hanno semplicemente fatto un passo ulteriore nella loro evoluzione. “Axis Of Eden” suona Austin al 100% (“Broken Promises And Dead Dreams” è lì a testimoniarlo), ma non c’è nulla che assomigli davvero a qualcosa di fatto in precedenza. È stata messa in secondo piano la paranoia e l’isteria degli ultimi dischi, sostituita da una sana violenza. Se ci passate la metafora, è come se Austin avesse smesso di guardarsi dentro e avesse deciso di rivolgersi al mondo.
Non mancano i momenti “melodici”, come ad esempio in “If You Want Peace, Prepare For War”. E non sono nemmeno così rari come si potrebbe pensare, ma anziché spezzare la tensione o rallentare il ritmo del disco lo colorano ulteriormente, donandogli quella varietà di cui l’ultimo “Kiss The Pig” era carente. Roddy si dimostra non solo una macchina da guerra, ma anche batterista fantasioso; Austin stesso mostra gusto e classe con la chitarra.
Inutile parlare di influenze o band simili. Siamo di fronte ad un disco scritto da Steve Austin e basta; probabilmente il più metal della carriera del gruppo, ma sempre di un disco dei Today Is The Day si tratta. Se li conoscete non potrete non amarlo, se non sapete di chi stiamo parlando “Axis Of Eden” può anche essere un buon inizio. Unica raccomandazione: non fermatevi qui!

Scroll To Top