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  • Todd: Purity Pledge

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Dio e fiammiferi

Premessa: l’altro giorno sono andato al concerto dei Todd, rimango senza parole e faccio l’unica cosa degna della serata, gli compro il disco. I Todd sono ciò che rimane degli Hammerhead (uno dei gruppi cardine della compianta Amphetamine Reptile Records) e suonano un noiserock che aggressivo è dire poco. “Purity Pledge” è il loro album debutto, un disco dove il rock licantropo è il padrone incontrastato e dove le ritmiche elementari si perdono in un universo sconvolto da sincopi psicotiche (“Cracker Jack Asshole”). Craig Clouse malmena la chitarra e sbraita furiosamente, uno che ha le corde vocali lacerate più che soffocare il microfono (inteso come strumento) con urla filtrate, sospiri e soffi assortiti non può fare. Ma va benisimo così.
Si parte con l’opener “Sharon After Prom” dal retrogusto sludge simil EyeHateGod per poi farsi strapazzare dall’incedere martellante di “Little Dipper To Squirrel” poco più di un minuto di vene gonfiate da rabbia incandescente e occhi iniettati di sangue, a sostenere invece l’idea del “no new wave, no fun” ci pensa “Butlers Portion” mentre “Hog Blood River” con le due chitarre a formare e spezzare spirali distorte di suono non fa altro che supportare l’idea di base del lavoro: “melodie” semplici e tanto rumore.
Stupido cercare di più, difficile trovare di meglio. In effetti pare proprio questa la regola numero uno per creare un disco decente, vedi la batteria minimale (cassa – rullante – timpano) o l’assenza di un basso sostituito benissimo da un pad che, oltre ad inerpicarsi sulle frequenze basse, crea rumori assortiti e schiocchi elettrici. Tutti brani dediti ad una insostenibile e densissima nevrastenia (figlia dei selvaggi Killdozer) con i loro relativi protagonisti: mostri, depravati, violenti alcolisti che si divertono a rendere più colorati e meno decenti i volti lividi e pesti delle loro mogli (si continua nel sentiero malato tracciato dai Big Black di “Atomizer”). C’è voglia di spaccare tutto in “Purity Pledge”, una sorta di auto (ma libera) distruzione fine a sé stessa, un album barbaro dal talento catastrofico enorme, consigliatissimo a tutti i cultori del genere.

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