Home > Recensioni > Tomakin: Epopea Di Uno Qualunque
  • Tomakin: Epopea Di Uno Qualunque

    Tomakin

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Piccole saghe quotidiane

I Tomakin non sono nuovi ai nostri occhi (o meglio, alle nostre orecchie). Ci avevano dato prova di grandi cose fatte bene con “Geografia Di Un Momento”. Adesso, a due anni di distanza, questi giovani liguri shiftano verso mini-paesaggi epici dove il quotidiano è l’eroe e la legge di Murphy il suo antagonista principale.

La parola d’ordine è ‘sintetizzatore’, strumento che rievoca il new wave d’altri tempi e lo concilia con le esigenze dell’attualità. Il caso eclatante di sposalizio tra passato e presente è “Avanguardisti”, l’apertura dell’LP, in cui vengono citati persino i futuristi e la potenza delle macchine che tanto elogiavano. Tra le arti visive non scampa nemmeno la fantascienza, a cui è dedicata la chiusura “Flotta Interstellare”.
L’epopea è scesa dal gradino e s’è fatta una qualunque.

I pezzi di “Epopea Di Uno Qualunque” si succedono in maniera scorrevole, senza intoppi o stonature che facciano drizzare i peli sulla schiena. Già dall’artwork si capisce che i Tomakin fanno sul serio, ma con un’ironia tinta di spleen che evita la caduta (seguita da un tonfo colossale) nella buca del pretenzioso.
Un disco impegnato nei testi, se li si ascolta per bene, ma leggero musicalmente parlando.
Marinetti potrebbe approvare.

Pro

Contro

Scroll To Top