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Tomas Bodin: Le confessioni del Pin Up Guru

Un artista da tenere in considerazione, Tomas Bodin. Già tastierista dell’affermata prog-rock band The Flower Kings, Tomas è giunto al terzo album di una carriera solista artisticamente in netta ascesa e che sta promettendo, e mantenendo, davvero molto. Finora ogni suo album ci ha sempre riservato sorprese che difficilmente potevamo aspettarci, e pare non siano ancora finite! Tante arriveranno magari già col prossimo disco griffato Bodin, sul quale vengono svelati alcuni particolari in quest’intervista, così come anche su quello prossimo venturo (si parla dell’estate prossima) della band madre del tastierista svedese.

“Sonic Boulevard” è piuttosto differente rispetto a “Pin Up Guru”, non credi anche tu?
Sì, direi che è qualcosa di completamente diverso. “Sonic Boulevard” potrebbe sembrare una specie di concept, con dei temi musicali che si ripresentano anche in pezzi diversi. È però meno bombastic rispetto al suo predecessore. Le influenze dei due album credo siano più o meno le stesse, puoi trovarci ethnic o world music, musica classica, jazz, rock, progressive… Ad ogni modo i due dischi sono ben diversi, è vero.

Una delle maggiori differenze tra i due dischi, è la presenza, su quest’ultimo album, delle chitarre, che invece erano completamente assenti su “Pin Up Guru”.
Sì, assolutamente! Con “Pin Up Guru” volevo realizzare un mio vecchio sogno: fare un disco completamente keyboard-oriented, con basso e batteria soltanto – ricalcando, un po’ le orme di musicisti come Keith Emerson. E in effetti quell’album era proprio questo: un disco keys-oriented, anche piuttosto complicato.
“Sonic Bulevard” è invece un album più tradizionale, più da “band” nel senso comune, con molti strumenti, oltre alla chitarra ci sono per esempio le percussioni. Insomma, è molto di più che un keyboard album puro e semplice.

Chi ha suonato le chitarre?
JJ Marsch (già chitarrista rte di Glenn Hughes ndr). So che c’è stata un po’ di disinformazione, parrebbe che sull’album suoni tutte le chitarre Roine Stolt (The Flower Kings, Transatlantic), ma in realtà ha suonato solo su due tracce, “The Prayer” e “The Happy Frog”, il resto è tutto di Marsch: un musicista davvero eccellente, credo che in futuro lavorerò ancora con lui!

Sì, sono d’accordo. Molto bello l’assolo di “Morning Will Come”, si poteva credere fosse Roine a suonarlo.
Sì lo so, non sei mica il primo che crede sia Roine a fare quell’assolo!… In effetti è un assolo suonato nel tipico stile di Stolt!
J.J. sa come suona Roine, ed è riuscito con facilità a ripeterne i riferimenti stilistici, dal blues ai Pink Floyd. Sì, è stato davvero bravo – lungo tutto l’album, intendo!

Hai mai fatto concerti “da solista”, proponendo il tuo stesso materiale on stage?
Non l’ho ancora fatto, ma potrebbe darsi che lo faccia in futuro. So che c’è molto interesse attorno a questa faccenda, parecchia gente mi chiede perché non faccio qualche concerto “da solista”. Ma prima devo vedere se c’è qualche promoter intenzionato a investire sull’evento, poi devo trovare i musicisti, che dovranno essere pagati, quindi la cosa diventerebbe costosa e bisognerà trovare i finanziamenti… Insomma, ci sono da verificare ancora tante cose prima di poter intraprendere un tour.

Hai mai pensato di realizzare un disco puramente jazz, visto che l’infleunza jazz si sente parecchio nei tuoi dischi?
Non no ci ho mai pensato, perché il mio è un jazz troppo strano (ride). Di base il mio è una specie di crossover tra jazz e fusion, e non voglio fare un album puramente jazzistico perché c’è tanta gente in giro che già fa egregiamente quel genere – io non servo, ci sono già loro! Sono interessato maggiormente alla contaminazione tra jazz, world music, rock, musica classica, e questo per me è il vero significato di “progressive”: cercare di fare qualcosa di effettivamente innovativo, invece di suonare esattamente come facevano i gruppi degli anni ’70. E tante prog band fanno esattamente solo e soltanto questo, alcune suonano esattamente come i Genesis, altre suonano esattamente come gli Yes, e via dicendo.
[PAGEBREAK] Domanda d’obbligo: Progetti futuri? Come solista o insieme ai The Flower Kings..
Be’, come Flower Kings partiremo per un tour nell’Europa del Sud, la prossima settimana e tra l’altro toccheremo anche l’Italia, se non erro dovremmo essere al Rainbow di Milano. Finito il tour, dovremmo iniziare a comporre materiale per il nuovo album verso la fine di gennaio, per cercare di avere il disco fuori verso agosto, settembre al massimo, almeno questi sarebbero i progetti… Tra l’altro posso già anticiparti che sarà un album piuttosto differente rispetto “Unfold the Future”.
Quest’ultimo, rispetto a un disco come “Rainmaker”, era un lavoro più sperimentale, con anche una maggiore inclinazione alle jam session, mentre invece, sul nostro prossimo lavoro, cercheremo di stare più attenti al songwriting vero e proprio e alla forma canzone, come è poi nella tradizione dei The Flower Kings.
Ad ogni modo: non puoi mai sapere cosa aspettarti dai The Flower Kings!
Per quel che mi riguarda, inizierò a scrivere materiale per il prossimo lavoro solista, e credo che per il prossimo album avrò dei testi, quindi ci sarà anche un cantante, tra l’altro penso proprio che sarà lo stesso che ha canticchiato “quella roba strana” senza un testo, in alcune tracce di “Sonic Bulevard”, ma nel prossimo album avrà delle vere e proprie parole… vedremo!

Un’ultima curiosità: c’è una canzone sul tuo album che s’intitola “A Beautiful Mind”: c’entra qualcosa con il film su John Nash?
Sì, in qualche modo sì… ma anche no (ride). Ho visto il film e mi era piaciuto davvero tanto! Mi era piaciuto soprattutto il titolo, “una mente meravigliosa”… Che ho quindi voluto dedicare alla mia ragazza, che credo abbia proprio “una mente meravigliosa” (ridendo). In pratica ho ripreso solo il titolo, non è che la canzone abbia altre relazioni con il film…

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