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  • Tony O’Hora: Escape Into The Sun

    Tony O’Hora

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Nuovi rami dall’albero genealogico del rock ingles

Il nome di Tony O’Hora è legato, negli ambienti del metal melodico inglese, alla registrazione di “Forever In Time” (1998), dei Praying Mantis, album tra i più acclamati e discussi della band. La collaborazione è proseguita con “Nowhere To Hide” e ha rivelato le indiscutibili prerogative estetiche della voce del singer. Del resto, non si diventa casualmente insegnanti di musica al Birmingham College.
Grazie all’incontro con Magnus Karlsson (Starbreaker, Last Tribe, Allen/Lande), O’Hora è riuscito a dare i natali ad “Escape Into The Sun”, primo album solista, che continua il percorso già intrapreso con i suoi precedenti lavori e che si riallaccia alla migliore tradizione di tutto l’hard rock inglese.
L’album, denso e compatto nei suoi 55 minuti, si presenta come una perfetta mistura di A.O.R. e melodic metal, con qualche influenza velatamente progressive, grazie al capolino di alcune tastiere. Il Sole è solo nel titolo: i toni, infatti, sono assai cupi, tutti suonati in “minore”, salvo qualche rarissima eccezione, ciò che, per certi versi, riporta ad alcune storiche composizioni dei Def Leppard e dei Magnum.
La principale protagonista dell’album è, senza dubbio, la calda voce di O’Hora, versatile e potente. Anche la produzione diventa punto focale. Prerogativa della musica è, infine, la perfetta esecuzione di una chitarra aggressiva ed incalzante, che rende i ritmi sempre sostenuti e mai lenti.

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