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Top ten, le 10 colonne sonore per la festa della donna

Dieci film, dieci colonne sonore, dieci donne: dalla woman under the influence di Gena Rowlands alle ragazzine senza sorriso di Sofia Coppola, dal Bob Dylan femminile di Cate Blanchett alla glaciale Elsa disneyana, la soundtrack perfetta per celebrare l’8 marzo.

«Scoprimmo che le ragazze in realtà erano donne travestite che capivano l’amore e la morte», pensano i ragazzini (maschi) confusi dalle evanescenti “Vergini suicide” di Sofia Coppola (1999). Gli Air le mettono in musica con malinconia e durezza: per la nostra speciale festa della donna riascoltiamo “Bathroom Girl“, ninna nanna ipnotica per chi decide di morire bambina. E donna, in senso anagrafico, non diventerà mai.

I ragazzi non piangono. Nel 2000 Hilary Swank vince il suo primo Oscar vestendo i panni di Teena Brandon, la ragazza che sa di essere un ragazzo e sceglie di chiamarsi Brandon Teena. Il film, ispirato alla vera vicenda di un giovane transgender violentato e assassinato a 21 anni, nel 1972, a causa della sua identità sessuale, è diretto da Kimberley Peirce e si intitola “Boys Don’t Cry“. Come l’omonimo pezzo dei Cure, presente in colonna sonora con una cover di Nathan Larson.

«Un’opera delicata, che non richiedeva una musica eclatante, ma solo una partiturina che suggerisse, ai più attenti, la commozione color pastello che Mario cercava di tenere ben nascosta fra le pieghe del film». Mario era Mario Monicelli, il film “Speriamo che sia femmina“. Chi ne parla così è Nicola Piovani (qui la nostra intervista), che nel 1986 ne compone le musiche.

Marianne Faithfull incide “The Ballad of Lucy Jordan” nel 1979. Dodici anni più tardi arriva nelle sale “Thelma e Louise” di Ridley Scott e la canzone si incastra perfettamente in uno dei racconti al femminile più emozionanti del cinema contemporaneo.

Per la colonna sonora di “Una moglie” (1974, titolo originale “A Woman Under the Influence”), John Cassavetes chiede al compositore Bo Harwood, suo collaboratore abituale, di usare il pianoforte: il risultato è limpido e straziante come l’interpretazione di Gena Rowlands.

Un titolo che non può mancare nella top ten di oggi è “” di Federico Fellini: dalla partitura che accompagna quelle immagini eterne scegliamo “Guido e Luisa nostalgico swing“. Guido è Marcello Mastroianni, Luisa è Anouk Aimée. Lo swing naturalmente è di Nino Rota.

Nel 2000 Lars Von Trier coinvolge Björk nel musical “Dancer in the Dark“, ambizioso melodramma d’amore materno e sacrificio, anche se chi accusa il regista danese di sadismo probabilmente preferirebbe chiamarlo martirio. La cantante e musicista islandese raccoglie il non facile lavoro di compositrice/performer nell’album “Selmasongs” e il brano “I’ve Seen It All” la porta fin sul palco degli Oscar (con il mai dimenticato vestito da cigno).

C’è anche una donna, Cate Blanchett, nel caleidoscopico, citazionista e appassionato ritratto a sei volti che Todd Haynes nel 2007 dedica a Bob Dylan con il magnifico “I’m not There“. All’attrice australiana tocca il capitolo del Dylan che sta cambiando pelle, durante il criticato passaggio dal folk al rock elettrico di fine anni 60. Gli ultimi fotogrammi immaginano un impossibile momento di pacifica resa, nel quale gli occhi di lui/lei ammettono le proprie contraddizioni e si addolciscono sulle note di “Sad-Eyed Lady of the Lowlands“, dall’album “Blonde on Blonde” (1966).

È stata una stagione cinematografica fortunata per “Gloria” di Umberto Tozzi: Martin Scorsese l’ha usata in una scena già memorabile di “The Wolf of wall Street” e il cileno Sebastián Lelio ne ha fatto addirittura la title track del suo ultimo film, un inno di libertà per la Gloria di Paulina García (migliore attrice a Berlino 2013). Una libertà piena e vera, autenticamente gioiosa, solitaria e durissima.

E chiudiamo con la canzone premio Oscar di quest’anno, “Let It Go” di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez. Nel film Disney “Frozen“, diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, la interpreta Idina Menzel, voce della protagonista Elsa: è il pezzo della trasformazione, dell’addio al passato e della piena accettazione di se stessa. «You’ll never see me cry», canta Elsa, finalmente sola e splendente nella sua reggia di ghiaccio. 
A tutte le bambine che la cantano e la canteranno, felice 8 marzo. 
May the cold never bother you.

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