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Top Ten: 10 film per i Mondiali 2014

State seguendo i Mondiali di calcio in Brasile? Sì, vero? Vi sentite osservati da sguardi basiti di familiari, amanti e coinquilini nel tirar tardi la notte per guardare l’esordio della Costa d’Avorio? Oppure fate parte dell’altra faccia della medaglia, non siete interessati all’evento e non riuscite ad avvicinarvi al televisore neanche durante la pubblicità? C’è un punto d’incontro che può ricomporre in questo mese le epiche litigate che ogni quattro anni si verificano puntualmente in ogni casa del globo terracqueo: potreste guardarvi un film ambientato nel mondo del calcio.

La scelta non sarebbe complicatissima, in quanto l’elenco delle opere valide non è sterminato, tutt’altro. In Italia non siamo riusciti a prendere, se non in rarissimi casi, il nostro sport nazionale e tradurlo nei potenziali racconti filmici che potrebbero copiosamente scaturire da una materia narrativa così incandescente. Gli Usa, abili a trasformare in spettacolo tutto lo spettacolarizzabile invece, raccontano i loro sport nazionali da sempre in maniera ampia a variegata, riuscendo a creare filoni e veri e propri sottogeneri.

Nemmeno il resto d’Europa, a dire il vero, è stato negli anni molto prolifico in materia, eccettuati gli inglesi, molto bravi a raccontare in particolare tutto quello che sta intorno al campo, vari gradi di passione calcistica con una predilezione particolare per i frequentatori degli stadi, battezzati o meno “ultrà” a seconda del contesto e dell’ambientazione geografica e sociale.

Ma una Top Ten, anche di buon livello, si riesce comunque a imbastirla senza nessun problema. Una precisazione: si prendono in considerazione solo film ambientati nel mondo del calcio o con almeno un importante personaggio facente parte di quel mondo, il che mi porta ad escludere in partenza “Il secondo tragico Fantozzi” di Luciano Salce e l’epica scena del cineforum durante Italia-Inghilterra. Diciamo che può comunque essere considerato il Gran Premio della Giuria.

10. “Notti magiche” di Mario Morra (1990)
Tra i documentari “ufficiali” delle varie edizioni della Coppa del Mondo, scelgo questo non (solo) per puro campanilismo in quanto illustra gli eventi principali di Italia ’90, ma anche per la sua qualità filmica. Intorno agli eventi sportivi, in un’edizione dei Mondiali tra le meno spettacolari di sempre e funestata dai soliti scandali tangentari legati alla realizzazione delle infrastrutture a mo’ d’inevitabile corollario, viene costruito un vero e proprio racconto, andando alla costante ricerca del “dietro le quinte”. I meriti, quindi, vanno anche al soggettista Dardano Sacchetti, grande professionista nostrano un po’ caduto nel dimenticatoio, che ha scritto negli anni Settanta e Ottanta le pagine migliori del nostro cinema di genere. La cosa migliore fuoriuscita da quel mese di ormai 24 anni fa (insieme agli occhi sgranati di Schillaci).

9. “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore” di Pier Francesco Pingitore (1982)
Aperto da un prescindibile episodio con Alvaro Vitali arbitro forse cornuto forse no, il film di Pingitore (sì, proprio lui, quello che di lì a poco avrebbe messo in moto il tristissimo carrozzone nazionalpopolare del Bagaglino) è completato da un mediometraggio che, specialmente all’interno del Raccordo Anulare, è rimasto prepotentemente nell’immaginario collettivo. Un Pippo Franco, per una volta nella sua carriera, davvero divertente nei panni del doppio tifoso romanista/laziale, e Gigi Reder e Mario Carotenuto in forma smagliante. Tra gli attori anche Martufello, ma di lui ci dimentichiamo immediatamente invece…

8. “Shaolin Soccer” di Stephen Chow (2001)
Arriva da Hong Kong il film più fedele al mondo degli “anime” giapponesi, che ci avevano conquistato negli anni Ottanta grazie soprattutto al mitico “Captain Tsubasa” (“Holly&Benji” in Italia). Chow dirige e interpreta questa storia fantastica, con una squadra di monaci shaolin che, grazie alle loro incredibili abilità, riusciranno ad avere la meglio in un improbabile torneo. Tiri/tornado, scivolate multiple, calci volanti, davvero divertente. Da vedere rigorosamente in originale, mai come questa volta; in Italia è stato doppiato da veri calciatori e conferendo un marcato dialetto regionale a ogni personaggio, il risultato è imbarazzante.

7. “Il Presidente del Borgorosso Football Club” di Luigi Filippo D’Amico (1970)
Alberto Sordi interpreta Benito Fornaciari (un nome, un programma), un impiegato del Vaticano che eredita dal padre la presidenza della squadra di calcio del Borgorosso. Tra passione sportiva, benedizioni al santuario, cordate imprenditoriali e un’ultima, azzeccata, mossa populista, diventerà l’idolo dei suoi tifosi pur dopo la disastrata conduzione finanziaria che porterà alla banacarotta. In un’ultima, azzeccata, inquadratura, si canta e si urla a bordo di un autocarro per il bestiame. Pur se derivante da una sceneggiatura un po’svogliata e di grana abbastanza grossa di Sergio Amidei e dello stesso Sordi, il film si fa ricordare anche per la sua unicità. Tra i vincitori anche (e soprattutto) per mancanza d’avversari.

6. “Febbre a 90°” di David Evans (1997)
Sceneggiato da Nick Hornby, e tratto da un suo romanzo omonimo, il film perfetto per mostrare al pubblico di tutto il mondo cosa vuol dire amare una squadra di calcio. In pieno stile Hornby, quindi con MOLTO stile e appena un po’ meno sostanza, con Colin Firth prima della fama hollywoodiana e Stephen Rea a qualche anno dall’acclamata performance ne “La moglie del soldato” di Neil Jordan. Amori, vita che scorre, tifo per l’Arsenal, cerchi della vita che si aprono e si chiudono: una parabola umana e generazionale molto furbetta e calibrata, ma indubbiamente di valore. Documenta come pochi altri l’atmosfera a dir poco “borderline” delle curve inglesi dell’epoca post-Heysel e contemporanea o quasi alla tragedia di Hillsborough. Un mondo che, forse per fortuna, non esiste più.

5. “Fuga per la vittoria” di John Huston (1981)
Un cast stellare ed eterogeneo (Michael Caine, Max Von Sydow, Sylvester Stallone) e alcuni veri campioni dell’epoca (Pelè, l’inglese Bobby Moore, l’argentino Osvaldo Ardiles, il belga Paul Van Himst) per un film che, come i coevi “Rocky” di Stallone, si ricorda praticamente soltanto per la partita finale, per la leggendaria rovesciata di Pelè che epica vuole venga da un “buona la prima”, per il rigore parato da Sly all’ultimo secondo. Eppure parla di temi importanti, la lotta per la libertà, la difesa dell’onore personale e collettivo, la sempre molto cinematografica cornice rappresentata dalla seconda guerra mondiale… Sembra diretto da Huston un po’ col pilota automatico, con la stessa naturalezza con cui il trinidegno Luis Fernandez (Pelè) spiega la tattica per la vittoria ai suoi:”Voi mi date la palla, io scarto tutti e faccio gol”.

4. “Maradona by Kusturica” di Emir Kusturica (2008)
Sulla carta una vera e propria bomba: il più grande calciatore della storia (astenersi oziosi paragoni con Lionel Messi, please) raccontato da uno dei più grandi maestri europei del cinema dell’ultimo trentennio. Il risultato è fortemente inferiore alle aspettative, dal previsto scontro di due ego così potenti non scaturisce quella magia che ci saremmo potuti aspettare. Sembra più, anche per gli insistiti parallelismi tra Diego e alcuni personaggi dei suoi film, che Kusturica cerchi costantemente di mettersi sul piedistallo insieme al fuoriclasse argentino, riuscendoci però solo a tratti. Da ricordare e da vedere comunque per alcuni indovinati momenti al confine tra il poetico e il Kitsch, come la riproposizione animata dello storico gol all’Inghilterra sostituendo agli avversari i leaders politici, o l’incontro finale, questo sì da incontestabile pelle d’oca, con Manu Chao che gli dedica la struggente “Si yo fuera Maradona”.

3. “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino (2001)
L’esordio del regista italiano più acclamato dell’ultimo anno rappresenta ad oggi il suo miglior film, a mio parere. Toni Servillo divide la scena con Andrea Renzi, i due Pisapia, Tony e Antonio, il cantante e il calciatore, il ristoratore e l’allenatore, l’integralista e (solo alla fine) l’integrato. E quel modulo 3-3-4 con l’uomo in più in attacco che tutti gli appassionati ricorderanno mutuato dal visionario Ezio Glerean, allenatore del Cittadella. I personaggi dell’episodio “calcistico” sono tutti ricalcati da gente realmente esistita, come Bruno Pesaola o, nella tragica fine, Agostino Di Bartolomei. Non è più tornato un Sorrentino di questo livello: dopo l’Oscar, a mio parere, non tornerà più.

2. “Il mio amico Eric” di Ken Loach (2009)
Secondo gradino del podio ad omaggiare tutta la carriera del grande Ken “il rosso”, con il calcio spesso a fare da humus sociale nelle sue parabole proletarie, nei suoi ritratti simbolici e induttivi che tendono a mostrarci il reale per farci sognare l’utopia. Qui il tono è da commedia e la capacità di raccontar sobborghi (in questo caso di Manchester, ma gli appassionati l’avranno capito fin dal titolo) immutata: in più c’è il vero Eric Cantona, ex stella francese del Manchester United, un “bad boy” che al confronto i nostri Cassano e Balotelli potrebbero iscriversi all’oratorio parrocchiale sotto casa. La personificazione di un mentore, di una guida che possa tornare a farci credere nell’amicizia e nella solidarietà dei nostri amici e vicini, insomma un’opera deliziosa: abbiamo già perdonato a Ken l’ultimo orripilante film presentato in Concorso a Cannes.

1. “L’allenatore nel pallone” di Sergio Martino (1984)
Tra il serio ed il faceto (ma decisamente tendente al faceto) la prima posizione di questa classifica, in Italia, non può che essere assegnata a questo film. Miracolosa unione tra il trash più pecoreccio e il birignao di Lino Banfi al suo meglio (miglior film dell’attore insieme a “Vieni avanti cretino” e “Fracchia, la belva umana”, dove sovrasta completamente il protagonista Villaggio), insieme ad un irripetibile atmosfera. Il calcio degli anni Ottanta è rappresentato attraverso campioni e giornalisti, procuratori e calciomercato, con un tono farsesco sempre ai limiti del cattivo gusto ma che rimane quasi sempre in equilibrio sul baratro. Ha creato modi di dire, tormentoni, è risultato il DVD più venduto della stagione alla sua uscita poco meno di un decennio fa. Un fenomeno di costume più che un film: l’allenatore Oronzo Canà (mutuato sulla figura del vero Oronzo Pugliese, da un’idea del barone Nils Liedholm, incredibile ma vero), Gigi e Andrea faccendieri senza scrupoli, Aristoteles… Anche solo per il segmento di Rio De Janeiro alla ricerca dei fuoriclasse carioca, e per la gag del Maracanà con la moglie Mara….Canà, l’omaggio al Brasile non può che terminare qui. Buon Mondiale a tutti!

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