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Top Ten: i migliori film d’animazione del 2017

Non tutti i mali vengono per nuocere. Se l’annata dell’animazione americana 2017 è stata molto vicina al fiasco (qualitativo, quantitativo e al botteghino), si è liberato spazio e attenzione per tanto cinema d’animazione d’oltreoceano, in Europa e in Giappone, che si distingue per qualità oltre che per originalità e coraggio.

Come tradizione su Loudvision stiliamo una classifica dei migliori dieci fra i film animati che abbiamo visto durante il 2017. Molti di questi film sono arrivati nelle nostre sale italiane, alcuni tenteranno la fortuna l’anno prossimo. Ma, prima della classifica, un consiglio spassionato per gli acquisti natalizi.

“Animazione. Una storia globale”

Problemi come la diffusione dei film non se li è mai posti Giannalberto Bendazzi, studioso e autore di uno straordinario compendio dedicato alla storia dell’animazione di tutti i tempi e tutte le latitudini che quest’anno vede la luce anche nella sua lingua madre, dopo aver trovato gloria nella comunità anglofona.

UTET Libri ha pubblicato a dicembre il cofanetto in due volumi “Animazione. Una storia globale“, a un prezzo notevole ma notevolmente inferiore al suo grande valore. Sarà un indimenticabile regalo di Natale (se non bastassero quelli che vi abbiamo già consigliato) per gli appassionati di questa forma d’arte che piú di tutte assomiglia alla magia.

Animazione una storia globale Giannalberto Bendazzi

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Foto: giannalbertobendazzi.com.

La Top Ten

Menzione speciale: GATTA CENERENTOLA

gattacenerentola1 gattacenerentola2 gattacenerentola3 Una produzione italiana importante, presentata in Orizzonti alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, e un inaspettato successo di pubblico e di critica ci impediscono di ignorare “Gatta Cenerentola”, il secondo lungometraggio di Alessandro Rak (“L’arte della felicità”) e dei suoi collaboratori che questa volta condividono con lui il credito della regia: Dario Sansone, Ivan Cappiello e Marino Guarnieri.

Piú che festeggiare per questa popolarità, c’è invece da rammaricarsi che per produrre lungometraggi animati per adulti in Italia si debba ricorrere alle scappatoie ‘economiche’ del cel-shading (il tratteggio dei contorni di modelli tridimensionali) e della motion-capture (cattura dei movimenti degli attori dal vivo). Non troverete niente del genere nella nostra Top Ten.

Alessandro Rak ha sicuramente fatto di necessità virtú e da queste tecniche ha ricavato uno stile riconoscibile. In questo film poi troviamo l’idea irresistibile di un musical in una Napoli steampunk, che è invece molto più coraggiosa e originale di quelle degli altri film della Top ten. Alla fine la menzione d’onore ce l’ha strappata.

10. CAPITAN MUTANDA – IL FILM

capitanmutanda3 capitanmutanda2 capitanmutanda1 Che sensazione eccitante quando puoi sconfessare i tuoi stessi pregiudizi! Che cretinata poteva essere “Capitan Mutanda”? Poteva essere volgare. Poteva essere povero di idee. Poteva andar bene per solo per i bambini scemi delle elementari. O poteva essere un pretesto, per esempio. E tale è stato. Con la scusa della stilizzazione dei modelli e della spensieratezza del racconto, gli animatori Dreamworks hanno potuto recuperare le antiche tradizioni della comicità slapstick, togliere ogni freno alla discrezione e esplodere ogni movimento, ogni battuta, ogni voce, ogni situazione all’eccesso, come in un incredibile e pericolosissimo parco di divertimenti, come bambini in un negozio di caramelle.

In un tale tripudio creativo non poteva certo mancare la cornice metanarrativa, e l’immedesimazione tra gli spettatori, gli autori e i bambini protagonisti è, cosí, definitiva. Certo un film del genere non ha grosse ambizioni e non si distingue molto dai prodotti animati televisivi contemporanei. È sempre il dilemma dell’uovo e della gallina: fra cinema e TV chi limita l’altro? Chi lo influenza? Ha senso chiederselo?

9. CARS 3

cars33 cars32 cars31 [La nostra recensione dal Festival di Giffoni]

Ormai giudicare i film Pixar è comunque una sofferenza. Conosciamo il loro potenziale cinematografico, sbalordiamo a ogni saggio della loro tecnica, e poi per qualche motivo va tutto sistematicamente in vacca. Qualche volta non ci va, ma l’aspettativa del disastro persiste per tutta la durata del film. “Come rovineranno anche questa simpatica idea?”, “A che è servito quest’altro sequel” e, al limite, “Dai, non è stato cosí male”.

Il terzo capitolo di “Cars” non è certo libero da quest’ansia. È l’erede di uno dei primi film Pixar non troppo amati, e soprattutto di un sequel numero 2 che cannava ogni caratterizzazione e si cullava sulla parodia. Ormai solo gli affezionati vorranno continuare seguire la ‘saga’ della macchine con gli occhioni sul parabrezza, e questa volta sono stati ripagati dal recupero dello stesso spirito di celebrazione dell’America rurale del primo film (e che lo rendeva una testimonianza accorata di un mondo niente affatto da bambini).

A dispetto della scintillante vernice cromata “Cars 3″, come già il primo, è caratterizzato da amarezza e rassegnazione ma anche da una forma di equilibrio molto lontano dalla tipica morale Disney dell’inseguire sempre i sogni.

8. LA FORMA DELLA VOCE

silentvoice3 silentvoice2 silentvoice1 Arrivato nelle sale italiane grazie alla formula ‘evento’ del distributore Nexo Digital, “La forma della voce” è un tipico anime ambientato a scuola e sulle fantasiose vicissitudini sentimentali degli adolescenti giapponesi. Si fa strada fra i tanti altri film simili per una particolare delicatezza tanto nel racconto quanto nella regia, pur abbandonandosi a montaggi epilettici di tanto in tanto.

Soprattutto è una storia dove la tensione sentimentale lascia presto spazio a discorsi meno frivoli, quali il bullismo (che gran film sul bullismo!) e la disabilità, e più in generale le difficoltà di comunicazione, coinvolgendo nel turbine dei protagonisti tanti comprimari squisitamente definiti.

7. FERDINAND

ferdinando1 ferdinando2 ferdinando3 L’ho già detto quant’è bello il pregiudizio sconfessato? L’ho detto e lo ripeto. “Ferdinand” è il toro non violento già protagonista di un leggendario cortometraggio Disney vincitore del premio Oscar (“Ferdinando il toro”, 1938) ma basato su un racconto precedente dell’illustratore americano per ragazzi Munro Leaf (racconto appena ristampato da Fabbri Editore col titolo “La storia del toro Ferdinando“).

Dove Walt Disney propose un protagonista effeminato, Carlos Saldanha (“L’era glaciale”) lo rende meno caricaturale e lo fa interpretare al campione di wrestling John Cena. Dove tanta concorrenza nel cinema contemporaneo per ragazzi si abbandona a storie fatte con lo stampino e umorismo collaudato, gli animatori Blue Sky si sfidano a inventare situazioni comiche che fanno affidamento sulla pura fisicità dei personaggi e sulla recitazione dei loro interpreti vocali (su tutti l’incontenibile capra di Kate McKinnon). E il doppiaggio italiano è maledettamente all’altezza della sfida.

Allo stesso modo il film non ha paura di affrontare l’argomento spinosissimo della macellazione, senza giri di parole né penombre. Più traumatico di “Bambi”.

6. COCO

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[La nostra recensione]

L’ho già detto che ogni nuovo film Pixar ormai è piú ansia che altro? È vero anche in questo caso, ma per fortuna è finita bene.

Con “Coco” la Pixar, piú o meno consapevolmente, si dà al musical. Non il musical classico dei suoi nonni disneyiani, altresí alla stregua dei film musicali biografici, ricchi di canzoni suonate perché i protagonisti son musicisti e non per improvvise fregole mistiche. Arriva in Italia il 27 dicembre ma ha già fatto faville in patria da ottobre, dove per patria sta volta ci azzardiamo a intendere il Messico e non gli Stati Uniti; è un film profondamente intriso di cultura latinoamericana e non solo per il tema scelto. La sensazione è che il doppiaggio messicano sia piú autentico di quello originale, e questo rende “Coco” (in quanto comunque americano) un film speciale.

Si distingue quindi per la musica e la cultura messicana, piú che l’animazione e il design. Sono queste a eccellere e a far dimenticare il temuto paragone con il simile “Il libro della vita” (2014), che invece per personaggi, design e fotografia stacca “Coco” di qualche distanza.

5. LOVING VINCENT

lovingvincent3 lovingvincent2 lovingvincent1[La nostra recensione]

L’evento animato dell’anno è stato “Loving Vincent”, l’ambiziosa co-produzione europea che mirava a raccontare la travagliata fine del genio Vincent van Gogh attraverso i suoi dipinti e l’animazione di dipinti su tela nel suo stesso stile.

Sotto la guida dei coniugi registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman (quest’ultimo vincitore dell’Oscar con il cortometraggio “Pierino e il lupo”, 2006) un esercito di disegnatori e animatori europei ha emulato il pittore olandese morto suicida vicino Parigi nel 1890, dipingendo ogni fotogramma di una data scena sulla stessa tela e basandosi sulle riprese degli interpreti in costume, con impressionante realismo nei tratti e nel movimento.

È un film che non può prescindere dalla tecnica sperimentale che adotta per considerarsi compiuto ma ha un fascino inedito, da pietra miliare.

4. ETHEL & ERNEST

ethelernest3 ethelernest2 ethelernest1 “Ethel & Ernest” è un film inglese che non ha ancora trovato distribuzione in Italia ma che è un piccolo classico in patria. Tratto dalla graphic novel autobiografica di Raymond Briggs, vede protagonisti inizialmente i suoi genitori (la madre Ethel e il padre Ernest, appunto), il loro incontro e la costruzione della loro famiglia attraverso il Novecento inglese e europeo.

In particolare, sullo sfondo delle loro vite da gente della working class, rimbombano le notizie della rapida ascesa di Adolf Hitler in Germania, la dichiarazione di guerra e il drammatico tentativo di invasione. Allo stesso modo, passata la guerra, la politica interna e le rivoluzioni sociali continuano a scandire la vita stazionaria dei due coniugi, nella cui storia prenderanno sempre piú parte anche Raymond e la sua vita da artista.

Non ha niente da invidiare alle grandi epopee familiari che abbiamo visto spesso al cinema, modesta eppure di forte impatto emotivo, miniata in quadri evocativi di storia e sentimenti e, in qualcuno sicuramente, ricordi.

3. THE BREADWINNER

breadwinner1 breadwinner2 breadwinner3 [La nostra recensione dalla Festa del Cinema di Roma]

Dalla nostra recensione:

A differenza di “La canzone del mare” (2014, il film precedente degli studi d’animazione Cartoon Saloon, ndr) in “The Breadwinner” l’ambientazione è drammaticamente realistica, e non ci sono fairies che possano venire in soccorso della protagonista Parvana. L’unica via di fuga dalla violenza talebana è mentale, e sta nella capacità di inventare e raccontare storie: tra le vicende vissute dalla protagonista Parvana, il film incastra un racconto-nel-racconto, animato con una tecnica digitale che simula il cut-out (cioè l’animazione fatta con i ritagli di carta).

Il film di Nora Twomey mette insieme un team molto variegato per provenienza culturale e formazione personale: gli art director sono due, l’irlandese Ciaran Duffy e l’iraniano Reza Riahi; la sceneggiatrice Anita Doron, nata in una regione dell’Ucraina quando l’Unione Sovietica era ancora in piedi; musicisti afghani hanno collaborato alla colonna sonora di Mychael e Jeff Danna; e le ricerche sulla cultura locale, in particolare quella visiva e quella favolistica legata alle forme di racconto orali, sono state molto accurate.

2. YOUR NAME.

yourname3 yourname2 yourname1 [La nostra recensione]

Dalla nostra recensione:

Le vite di due studenti qualunque sconvolte da un’esperienza spirituale che ne rimette in discussione le convinzioni e da stereotipi li trasforma in piccoli eroi appassionati. La noia diventa viaggio, la tradizione diventa chiave, i generi si confondono e i tempi si intrecciano. Il montaggio di conseguenza impazzisce e il senso del tempo rischia di sfuggire, ma con un po’ di concentrazione e senza fare troppo i pignoli la si segue.

La regia invece ha un senso dello spazio sbalorditivo, che in animazione è sempre stato difficile gestire e quindi raramente ha avuto un’importanza narrativa ed emotiva come in questo caso. Il risultato è un ritmo veloce e moderno ma che, al contrario di tanti altri anime conterranei, non sacrifica la cura per il disegno e l’animazione, riducendo al minimo il ricorso alla computer graphics. Gli si perdona allora il vezzo ossessivo del lens flare.

1. IN QUESTO ANGOLO DI MONDO

corner3 corner2 corner1 Il Giappone non ha ancora finito di fare i conti con la storia. Ancora nel 2017 un film ha bisogno di raccontare la ferita dell’umiliazione postbellica e il trauma insanabile della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Una promessa sposa bambina deve allontanarsi dalla famiglia per unirsi a quella del suo altrettanto giovane promesso. Lí, volenterosa sguattera, impara l’economia domestica e i doveri coniugali al tempo dei razionamenti e dei bombardamenti.

Non si tiene il conto delle occasioni di disagio che questa storia e le sue immagini desaturate trasmettono, dello sconforto anche delle piccole soddisfazioni, dell’innocenza perduta di questo angolo di mondo che la guerra mondiale non se la spiega ma a cui si adatta, e del contrasto di tutto questo con il piacere di una ricchissima ricostruzione storica di ambienti e costumi che lo rende un kolossal raro non solo fra i film d’animazione.

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