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Top Ten: gli album flop del 2016

Il 2016 è stato un anno ricco di sorprese sotto molteplici aspetti. Se da un punto di vista strettamente musicale è già stato considerato “il peggiore” per quel che riguarda la vendita effettiva di album in formato compact disc, è piuttosto doveroso fare i conti con le eventuali cause di questo deficit, da ricercarsi non solo nell’estrema crescita dei servizi streaming e online, ma anche nella qualità stessa dei prodotti immessi sul mercato. E’ chiaro che armandoci di un occhio estremamente analitico, molti sarebbero gli artisti (o presunti tali) da processare senza distinzione di genere, ma avvalendoci dei limiti imposti dal ben più pratico formato della “Classifica Top Ten”, noi di LoudVision abbiamo voluto segnalarvi quelli che riteniamo essere stati i casi più eclatanti:

10 – Avantasia / “Ghostlights”. Ci sono state sicuramente annate migliori per il “power metal”: il supergruppo di Tobias Sammet non sarà certo il portavoce di questo ulteriore calo del genere musicale, ma ascoltando l’ultimo lavoro in studio (pubblicato il 29 gennaio) potrete sicuramente farvene un’idea. “Ghostlights” è un prodotto debole e prevedibile, che sicuramente non mette in discussione il progetto “Avantasia” attivo da ben 16 anni, ma allo stesso tempo non soddisfa né i palati più esigenti e collaudati, né coloro che si affacciano al genere per la prima volta.

09 – Wolfmother / “Victorious”. Un album ruvido, semplice e diretto, che alla fine non dice niente di nuovo dei Wolfmother, ma al tempo stesso non delude neppure. L’impressione che si ha, per certi versi, è che questo prodotto assomigli più a un sorta di “rimedio studiato” da parte di quel folletto di Andrew Stockdale nei confronti della propria non entusiasmante carriera solista, piuttosto che a una sincera ispirazione hard rock figlia degli esordi della band. Intendiamoci: il risultato finale di questo lavoro è sicuramente divertente (a suo modo), ma non si può contare sempre e soltanto sull’affetto dei fan, giusto?

08 – Cyndi Lauper / “Detour”. L’icona del pop rock anni 80 ci riprova con un nuovo esperimento, stavolta dal sapore completamente country. “Detour” è l’undicesimo album in studio per la “piccola” Cindy (pubblicato il 6 maggio), frutto senz’altro di un’audacia che non ha mai smesso di appartenere alla cantante, attrice e attivista statunitense, ma che in conclusione non fa che dividere semplicemente l’opinione pubblica (a fronte anche delle scarse vendite commerciali). Il critico musicale Keith Harris di “Rolling Stone” ha scritto “spesso le pop e rock star cercano un porto sicuro di fine carriera nella musica country, ma a 62 anni Cindy Lauper affronta il genere con un’eccentricità tipicamente audace”; John Paul di “PopMatters” ha definito, invece, l’album “un lavoro non riuscito completamente, un semplice tentativo di trovare qualcosa di nuovo in qualcosa di vecchio”.

07 – Gwen Stefani / “This Is What The Truth Feels Like”. Il ritorno sulle scene musicali della Stefani era atteso da molto tempo e finalmente si è realizzato quest’anno con l’uscita (il 18 marzo) del suo terzo album da solista. Sfortunatamente, il risultato commerciale è stato davvero poco soddisfacente (vendendo in poco meno di 4 mesi appena 160.000 copie), al quale va ad aggiungersi anche il flop ottenuto con il “This Is What The Truth Feels Like Tour”: basti pensare che la prima data (12 luglio, Massachusetts, USA) si è tenuta in un palazzetto di 18.000 posti, ma i biglietti venduti sono stati a malapena 5.000 (ovvero appena il 30%!). Un vero peccato per la ex frontwoman dei No Doubt, soprattutto in virtù di un disco piuttosto valido, nel complesso: forse che la sua nuova musica ha avuto poca resa sul pubblico o semplicemente per le vecchie glorie non c’è più margine di successo?

06 – Avenged Sevenfold / “The Stage”. Uscito il 28 ottobre per Capitol Records (senza alcun tipo di campagna promozionale), il nuovo lavoro di M. Shadows e soci ha fatto registrare il peggior dato di vendita negli Stati Uniti tra gli ultimi quattro album della band. Con 72.000 copie vendute in madrepatria nella prima settimana, “The Stage” è entrato solo al quarto posto in classifica, dati assai negativi se si pensa a precedenti lavori come “Hail To The King” (2013, 159.000 copie) o “Nightmare” (2010, 163.000 copie). L’ultima volta che gli Avenged avevano ottenuto un risultato così negativo è stato nel 2005 (ovvero quando erano pressoché ancora sconosciuti) con il terzo album “City Of Evil”, che raggiunse un “ottimo” trentesimo posto con la vendita di 30.000 copie.

05 – Rihanna / “Anti”. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’effettivo flop di questo ottavo lavoro in studio per la superstar delle Barbados (pubblicato il 28 gennaio), basterà dare un’occhiata ai dati registrati nel corso della tournée mondiale. Due gli stadi simbolo di questo tracollo artistico da parte di Rihanna: il “Wembley Stadium” (Londra) e il Giuseppe Meazza di “San Siro” (Milano). In entrambi i casi, molti sono stati i fan che (il giorno dopo) si sono scatenati non solo a proposito della considerevole assenza di spettatori (si parla di stadi mezzi vuoti, rispetto alle folle oceaniche alle quali la popstar ci aveva sempre abituato), ma anche del consistente calo delle performance artistiche: concerti iniziati con un’ora di ritardo, molte pause e poche canzoni (cantate a metà e in playback, peraltro). Della serie, “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

04 – Kings Of Leon / “WALLS”. Nonostante i numeri non abbiano deluso finora le aspettative (dal 14 ottobre, più di 350.000 copie vendute in madrepatria), il flop dei i fratelli Followill va ricercato nella profonda mutazione del loro genere. Molti sono stati, infatti, i fan che finora si sono sfogati sulla rete ammonendo senza troppi problemi l’ultimo lavoro in studio della band, tacciandolo di essere “noioso e troppo prevedibile”. E, in effetti, chi avrà modo di accostarsi a questo disco non troverà alcun tipo di soddisfazione propriamente “alternative rock”: i Kings sono cresciuti e diventati pericolosamente mainstream. Qualcun altro avrebbe persino detto che si sono “rammolliti”.

03 – Britney Spears / “Glory”. La carriera artistica della “Principessa del Pop” sembra non riuscire in alcun modo a tornare ai grandi livelli di una volta. “Glory” (uscito il 26 agosto) è il nono album per Britney e niente più di una ulteriore conferma di una caduta libera senza possibilità di salvezza; va detto che il disco (a parere di pubblico e critica) è qualitativamente buono, ma non del tutto incisivo. Analizzando in maniera più dettagliata questo lavoro, è possibile fare la conta di tutti quei piccoli (ma decisivi) particolari che hanno contribuito all’ennesimo flop di Miss “…Baby One More Time”:

- la scelta del lead single, ovvero “Make Me…”, in collaborazione con G-Eazy

- il leak dell’album, avvenuto circa una settimana prima della release ufficiale

- una promozione inefficace e sbagliata (a malapena un paio di performance live ai VMA e al Today Show della NBC)

- l’influenza negativa (su vecchi e nuovi fan) del precedente “Britney Jean” (2013)

- da 12 anni Britney propone la solita “vecchia” immagine di sé da femme fatale che ormai non funziona più

- performance live deludenti (e sempre in playback)

Insomma, un tracollo che non si è verificato da un momento all’altro, ma che è frutto di anni e anni di negligenza sotto molteplici punti di vista. Ahinoi, Britney, non hai più alcun impatto sul pubblico, ormai!

02 – Blink 182 / “California”. Ennesimo caso di controversia. Per 5 anni i fan di tutto il mondo hanno atteso con impazienza il ritorno sulle scene della pop punk band californiana, ma non tutti si sono detti davvero soddisfatti rispetto a questo ultimo prodotto discografico rilasciato lo scorso 1° luglio. “California” è un album interessante, ma ben lontano dai vecchi gloriosi livelli a cui ci avevano abituato Mark Hoppus e soci: non ci sono hit da classifica (a parte il singolo apripista “Bored To Death” ), Travis Barker ce la mette tutta come sempre ma non basta, e l’abbandono da parte di Tom De Longe sembra aver inciso più del previsto sul risultato finale del disco (con tutto il rispetto per il già leader degli Alkaline Trio, Matt Skiba). Eppure, dopo appena una settimana dal rilascio ufficiale, l’album è riuscito a vendere un numero di copie pari a 172.000 (le più numerose della band dal 2003), classificandosi come “il terzo album rock ad aver venduto così tante copie in una sola settimana nel 2016″ (superato solo da “A Moon Shaped Pool” dei Radiohead e da “Blackstar” dello scomparso David Bowie). I dubbi sono ancora molti, e i fan sembrano essere ancora molto divisi sulla questione, al di là dei numeri di mercato (che sembrano sempre di più “dire tutto e dire niente” sulla qualità dei prodotti discografici).

01 – Sanremo 2016 / “Compilation”. Come riunire in una volta sola il peggio della musica italiana? Presto detto. Il sessantaseiesimo Festival della Canzone Italiana non ha di certo brillato per la qualità delle canzoni in gara quanto per l’impostazione stessa del programma, sempre più simile all’acclamato format in stile “Tale e Quale Show” condotto (non a caso) dallo stesso Carlo Conti. In particolare, ad influire (positivamente) sulla qualità del festival sono state le esilaranti performance di Virginia Raffaele (nei panni di “Sabrina Ferilli”, “Carla Fracci”, “Donatella Versace”, “Belén Rodrìguez”), più interessanti sicuramente delle esibizioni dei vari cantanti in gara (del tutto asettiche e prive di qualsiasi tipo di merito artistico), senza escludere (ahimé!) nemmeno vecchi giganti come Elio e Le Storie Tese e Enrico Ruggeri. Di riflesso, nessun artista è riuscito a vendere il proprio album in maniera davvero rilevante, ottenendo al massimo il minimo di notorietà sindacale grazie ai ben noti contratti radiotelevisivi preliminari. Insomma, la qualità della cara vecchia canzone all’italiana va perdendo di credibilità ogni anno di più (se si pensa almeno alle edizioni 2013 e 2014 condotte da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto), e se cominciate ad avere i brividi al pensiero dell’edizione attesa per il 7 febbraio 2017, state tranquilli: è normale!

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